Scarica l’APP Roberto D’Izzia (clicca QUI , sull’immagine o cerca Roberto D'Izzia su Google Play): è uno spazio su cui pubblicherò, di tanto in tanto, le mie opere, e che potrai visionare con comodità (disponibile sia su dispositivi Android che Ios - Iphone ed Ipad -).Se fossi davvero capace di scrivere, al posto di un blog farei un libro, e diventerei ricco.
giovedì 1 giugno 2023
Post n.127_ I Poeti di Via Margutta 3 - edizione 2023
Scarica l’APP Roberto D’Izzia (clicca QUI , sull’immagine o cerca Roberto D'Izzia su Google Play): è uno spazio su cui pubblicherò, di tanto in tanto, le mie opere, e che potrai visionare con comodità (disponibile sia su dispositivi Android che Ios - Iphone ed Ipad -).martedì 2 maggio 2023
Post n.122_ Video Poesia DANTEBUS - Roberto D’Izzia “Possedere l’alba”
Parole
chiave del post:
#robertodizziascrittore #poesia #dantebus #alba
#illuminazione #universo #videopoesia #editore #cambiamento #colori
#robertodizzia #attorezen
sabato 18 febbraio 2023
Post n.111_ Possedere l'alba
sabato 11 febbraio 2023
Post n.105_ Finalmente, i miei versi pubblicati! Sarò su LIBRO BLU di Ivvi Editore
Bisonti
S’affaccia furtivo, il guerriero Sioux,
e con la mano a ripararsi da un timido sole
osserva,
silenzioso osserva il divenir del giorno ad est,
e mandria di bisonti impazziti
verso il nulla andare.
Ecco, sta pensando,
quelle son le mie future sfide,
e nel mentre cento dardi estrae
dalla sua faretra;
non c’è bestia che mi fermi,
quando stringo fra le mani
le mie cento vite.
E poi,
un pietoso sguardo verso l’ovest,
punto cardinale del ricordo.
E colori come odori,
gusti come suoni,
pallidi riflessi che ingannano i miei occhi,
e pretendono d’esser vivi.
Fichi d’india e calure estive,
sale grosso, e sale fino,
infiniti istanti silenziosi in due.
Ecco,
sta pensando mentre posa i dardi
son le anime danzanti dei bisonti uccisi,
che mi fanno compagnia.
Poi,
prende l’arco sorridendo
e si volta nuovamente verso est.
Roberto D'Izzia
Parole chiave del post:
#attorezen #robertodizziascrittore #robertodizzia #poesia #poesiaitalianacontemporanea
lunedì 24 ottobre 2022
Post n.92_ Quando è notte (live)
Un’altra rivisitazione nel live per AreYouReading, tenutasi il 27/11/2021 a Cesenatico, (vedi l’altra QUI ).
Brano forse solo all’apparenza malinconico, lo interpreto per la prima volta in pubblico.
#RobertoDIzziascrittore #poesia #live #attorezen #teatro #poesia #robertodizzia #scrittura #recitazione #lettura #interpretazione #improvvisazione
sabato 22 ottobre 2022
Post n.91_ Ho cercato (live)
In questa partecipazione live per AreYouReading, tenutasi il 27/11/2021 a Cesenatico, rivisito il mio testo meta-filosofico, in un intervento molto breve, ad introdurre un’altra poesia (che pubblicherò).
#filosofia #poesia #ricercainteriore #consapevolezza #live #attorezen #teatro #poesia #robertodizzia
lunedì 3 ottobre 2022
Post n.86_ POSSIBILI INCERTEZZE
Post n.85_ Ho cercato
“Ho cercato me stesso fra i sassi
della spiaggia.
Sai che ho trovato?”
“No.”
“Sassi.”
D’Izzia Roberto (25/08/2007)
lunedì 12 settembre 2022
Post n.80: La crisi
-mi sono perso-
chiamo con forza quell’uomo girato di spalle
-mi sono perso-
Un uomo quieto,
un uomo rinato,
si gira in silenzio e saluta,
chiamo quell’uomo
-mi sono perso- ma è già lontano,
è così lontano,
è così..
lontano.
Sogno reale,
onirico tatto,
corrente che passa veloce , che passa e fa male,
ed ecco di nuovo quell’uomo
ed ecco di nuovo il saluto
lo guardo, lo lascio andare
-mi sono perso di nuovo-
Cerco lo stato di veglia,
ditemi il giorno,
ditemi che ora s’è fatta,
questo deserto viola
-dove mi trovo?-
Provo ad alzarmi, ed ecco lo specchio.
Ora quell’uomo mi
guarda dritto negli occhi.
stravolto, sudato, ferito.
Quell’uomo mi guarda e mi chiede
un cenno.
Ecco dov’ero.
Mi sono trovato.
giovedì 8 settembre 2022
Post n.78: Nel bene o nel male
uno starnuto fuori posto,
un gesto poco aggraziato
o
un semitono discordante,
così come basta un raggio di sole,
l'abbaiare improvviso d'un cane
le fossette del sorriso,
un respiro quieto e profondo.
scoprire l'essenza dello stupore.
venerdì 2 settembre 2022
Post n.72: Siderali
e chiuse di pelle sottilissime
sulla mia vista,
penso.
al moto perpetuo, calmo ed infinito
del tappeto spazio temporale;
alla luce
gioia di bimbi in festa
liberi di correre,
e di toccare tutti gli angoli della casa,
al buio,
denso come marmellata, come vischio,
nero come la notte senza fantasia.
Al silenzio,
morbida ovatta fra una materia e l’altra.
E che dire delle stelle,
e dei pianeti amanti muti senza speranza alcuna,
che le corteggiano, e le guardano,
e da loro vita traggono e forza per girare?
Oh,
mostri che van divorando luce,
e ferro e particelle d’energia,
così grandi da far tremare i polsi
navigano questo immenso mare,
Pìcari feroci e furbeschi
che saccheggiano, rapiscono, uccidono
poi
spariscono nel nulla.
Infine,
miseri, bagnaticci, putridi,
stupidi,
effimeri e minuscoli
umani,
vivono nella vita, alla vita e sulla vita di partito,
mentono ed affermano
spudoratamente,
urlano, si colorano e sorridono,
carezzano i bambini,
usano i bambini e rompono il silenzio,
rompono le proporzioni,
violentano la realtà, giocano la realtà.
Ruga d’espressione fra le ciglia
e lento respirare.
Lupo attento è orecchi tesi,
così, nuove vibrazioni da lontano giungono;
il tappeto spazio tempo si fa forte,
freddi siderali e particelle,
buio e luce,
buchi ed esplosioni:
l’odore degli umani è meno interessante.
D’Izzia Roberto (05/07/2022, ore 18.05)
venerdì 8 luglio 2022
Post n.60: Tritone
panchina come scoglio d’appoggio,
fermo così
ansimo di calura.
Tritone quasi spiaggiato e senza più l’oriente,
cerco acqua e cerco aria,
nell’acqua affogo e soffoco nell’aria,
non più pesce, e non più umano,
destinato a saltar di scoglio in scoglio
se lo scoglio è la mia stessa mente.
D’Izzia Roberto (08/07/2021, ore 16.57)
Brano musicale: Com’è profondo il mare, Lucio Dalla
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#poetiitaliani
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domenica 3 luglio 2022
Post n.59: Bisonti
e con la mano a ripararsi da un timido sole
osserva,
silenzioso osserva il divenir del giorno ad est,
e mandria di bisonti impazziti
verso il nulla andare.
Ecco, sta pensando,
quelle son le mie future sfide,
e nel mentre cento dardi estrae
dalla sua faretra;
non c’è bestia che mi fermi,
quando stringo fra le mani
le mie cento vite.
E poi,
un pietoso sguardo verso l’ovest,
punto cardinale del ricordo.
E colori come odori,
gusti come suoni,
pallidi riflessi che ingannano i miei occhi,
e pretendono d’esser vivi.
Fichi d’india e calure estive,
sale grosso, e sale fino,
infiniti istanti silenziosi in due.
Ecco,
sta pensando mentre posa i dardi
son le anime danzanti dei bisonti uccisi,
che mi fanno compagnia.
Poi,
prende l’arco sorridendo
e si volta nuovamente verso est.
Brano musicale: Dances With Wolves - Ultimate Soundtrack
Suite
giovedì 31 marzo 2022
VIDEO n.1: "Poemetto di Marina Lassante" (Roberto D'Izzia)
Poemetto
di Marina Lassante
Marina Lassante spesso si alzava
con la voglia di pane e marmellata,
la dieta ormai s’era dimenticata
e a niente voleva rinunciare.
Insegnava scienze
naturali
ai ragazzini adolescenti
quelli sinceri, con gli occhi lucenti,
ed era grata del suo lavorare.
Era una donna libera,
allegra
senza nemici e senza padroni,
pochi addi, e pochi abbandoni,
era tutto un continuo fischiettare;
turbata, però, da una
sola cosa…
Spesso, trascrivendo nome e cognome
sbagliavano, chiedendole “come?”
e, lei, costretta a spiegare,
ripeteva lentamente Ma-ri-na
Las-san-te, ma non c’era alcun verso
intendevano sempre diverso:
- Maria la Santa - un vero affronto,
impossibile
da sopportare!
Giunse l’inverno, era
denso, freddo,
la città dove il sol sul mar tramonta
non era ancor forse del tutto pronta
per chiudersi in casa, e riscaldare
stanze e letti col
carbone ardente,
abituata com’era allo scirocco;
afosa, da fare invidia al Marocco
lingua di terra bagnata dal blu lambire.
Torre di Ligny ai piedi
dell’Erice,
ville barocche e immense navi nel porto;
con il suo sale a dare conforto
Trapani nasce e si getta nel mare.
Maria – pardon -
intendevo, Marina,
dovea spiegar di sesso ai ragazzi,
son cose da far tremare i palazzi
in Sicilia, quand’era una donna a parlare,
ma, di scienza si
trattava, tant’è,
proprio così cominciò ad asserire:
“Anche gli umani devono arricchire
la natura, dando vita alla vita, ma…
come
posson fare?
Con la terracotta? Con
il sale?
Non pensiate ca’ fanno i picciriḍḍi
masticanno a’ muḍḍica ch’i mascìḍḍi
e ch’ii manu si mettono a impastare;
qui nasce il mistero
della natura,
masculi e fimmine siamo fatti,
piante e animali, siam tutti adatti
a vivere nel mondo, a procreare.”
“Maestra, noi siamo
come le piante?”
“Loro, non si devono stringere
come noi, non devono fingere
amore, basta solo impollinare
nel momento giusto
della stagione
e il miracolo della vita è fatto”
“cosa succede quando c’è il contatto?”
“Fra di noi? Beh, l’uomo può inseminare”
“I due devono per forza
sposarsi?”
“Non credo, sai, necessariamente,
l’importante che lei sia consenziente.
Caso contrario iè da denunciare!”.
Questi, ed altri
precetti, Lassante
Marina dettava ai suoi studenti,
-
una lezione senza precedenti -
diceva a sé stessa, mentre rincasava.
I genitori, però, poco
e nulla
avevano apprezzato l’orazione,
frenar la loro calda compulsione
fu impossibile, e senza alcun ritegno
la
vollero denunciare.
“Maestra vera o falsa,
ha detto
che siamo come i fiori, lei crede
che possiamo fare sesso senza fede,
avere figli senza maritare!
Non si possono
ascoltare queste idee,
i bambini nostri si spaventano,
poi la notte ci ripensano
e ci tocca di rifarli addormentare”.
Quando il giudice
guardò le carte,
capì che la querela andava chiusa
senza alcun dubbio, e mai avrebbe reclusa
una povera insegnante, per dare
a gente antica soddisfazione,
o una semplice voglia di far male.
“Vedo che il programma ministeriale
di Scienze prevede l’impollinare,
sì, e prevede
altrettanto l’umana
sessualità, ma non vedo Diritto
Civile, quindi Lassante ha descritto
la sua lezione senza mai sforare
i termini di legge
stabiliti.
Pertanto, io chiudo questa buffonata”.
Fiera di sé, stanca ma sollevata,
Marina Lassante rimise il cappotto, lasciò l’aula e
sorridendo,
verso il mare d’inverno andò a passeggiare.



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