Se fossi davvero capace di scrivere, al posto di un blog farei un libro, e diventerei ricco.

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giovedì 1 giugno 2023

Post n.127_ I Poeti di Via Margutta 3 - edizione 2023

Con immenso piacere, Vi annuncio la pubblicazione de "I Poeti di Via Margutta 3 - edizione 2023" contenente, fra gli altri, dieci miei brani.
La mia emozione corre sul filo dell’incredulità, soprattutto perché, al di là della scelta di pubblicarmi, lo staff tecnico di Dantebus mi ha dedicato una recensione a dir poco sorprendente.
Le parole scelte per decifrare il mio modo di scrivere hanno dipinto un quadro verosimile di come io stesso dipingo la realtà; e così, la recensione che mi son trovato fra le mani m’è parsa uno specchio dello specchio, molto intimo, e tutt’altro che superficiale.
Non mi resta altro che condividere con voi quanto citato da Dantebus sui miei scritti, non prima di lasciarvi alcuni link molto importanti…

Qui di seguito, trovate la pagina pubblicitaria dedicata agli stores sui quali è possibile acquistare il libro in formato Epub: CLICCA QUI; Presto potrete acquistare anche la versione cartacea presso Amazon, vi terrò aggiornati.

APP Roberto D'IzziaScarica l’APP Roberto D’Izzia (clicca QUI , sull’immagine o cerca Roberto D'Izzia su Google Play): è uno spazio su cui pubblicherò, di tanto in tanto, le mie opere, e che potrai visionare con comodità (disponibile sia su dispositivi Android che Ios - Iphone ed Ipad -).

Se siete internauti, ma poco avvezzi ad usare il telefono,
Roberto D'Izzia_le opere
potrete comunque leggere le mie opere sul mio SITO personalizzato
(Clicca QUI o sull'immagine) 




Possedere l'alba_Roberto D'Izzia
Questa, invece, è una mia videopoesia,
precedentemente pubblicata da Dantebus
(clicca sul titolo o sull'immagine per vedere il video): 




La recensione

Introduzione all’autore
«Bisogna avere il caos dentro di sé
per partorire una stella danzante» (F. Nietzsche)

Una serie innumerevole di interessi e di competenze, con una particolare predilezione per l’arte teatrale, muove la camaleontica e rocambolesca poesia del versatile e poiedrico autore Roberto D’Izzia.
Accade, dunque, che il poesta scelta di condensare nei versi ogni cosa, trasformando la poesia in uno scrigno magico, in un variegato caleidoscopio d’energia, dove emozioni, visioni, pensieri, sogni, citazioni, allusioni, tradizioni, suggestioni, giochi di parole, convergono nella felice unione di ordine e caos che si fanno progressivamente armonia.

«[…] Ai freddi siderali e le distanze,
al moto perpetuo, calmo ed infinito
del tappeto spazio temporale;
alla luce
gioia di bimbi in festa
liberi di correre, 
e di toccare tutti gli angoli della casa,
al buio,
denso come marmellata, come vischio, 
nero come la notte senza fantasia.
Al silenzio,
morbida ovatta fra una materia e l’altra.
E che dire delle stelle,
e dei pianeti amanti muti senza speranza alcuna,
che le corteggiano, e le guardano […]. 
Pìcari feroci e furbeschi […]
rompono le proporzioni, 
[…] giocano la realtà.» (“Siderali”)

Ecco che, allora, sul palcoscenico della società odierna, infestato da mille voci, dove è arduo distinguere la verità dalla menzogna, il poeta è colui che riesce a fare silenzio e a cogliere la sostanza e l’essenza anche nell’effimero stridìo. Roberto, dunque, diviene “poeta zen”, laddove egli non si scompone difronte all’imprevedibile e variegato panta rei, ma con la sua arte squarcia il velo di Maya sino a vedere e sentire la voce dell’ineffabile, dello spirituale e dell’immenso.

«Tante voci.
Fra tante voci, ho udito una voce parlare; […]
più non mi parlano gli ipotetici dei
da quando vedo il sorriso dell’Universo
senza punti cardinali, […]
e l’infinito gioco delle realtà nascoste ai nostri pochi sensi.
Non veniva dalla mia specie, 
avrei riconosciuto l’effimero stridìo. […]
Da sotto i piedi,
mi pareva essere una voce sismica baritonale
limpida, lucida, autentica, 
come il ruggito d’un leone, […]
io sono centro liquido di metallo fuso,
e diamante, 
così bramiva 
io, antica massa, così massa da piegare spazio tempo
e trattenere oceani e lune a me, 
io, tellurica fonte di vita e d’energia,
io, unica a poter dare e togliere fiato nella galassia […].”
(“Una voce sismica baritonale”)


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martedì 2 maggio 2023

Post n.122_ Video Poesia DANTEBUS - Roberto D’Izzia “Possedere l’alba”

Miei cari lettori, 
in attesa di presentarvi alcune super sorprese poetiche - ma, come a volte accade, mi tocca tenervi sulle spine ancora un po’ - sono lieto di presentare una videopoesia che la Dantebus Edizioni ha pubblicato per me, e che ha per oggetto il mio brano intitolato “Possedere l’alba”.
Un componimento a cui tengo particolarmente, perché descrive il mio legame con l’alba, che rappresenta il mio nuovo io.
Il cambiamento avvenuto un giorno preciso, il 09 Luglio 2022, non sta tutto nella data che segna una nuova percezione dell’universo, ma in un lungo percorso, una vita intensa, che trova un senso laddove riesce a far parte del tutto, e sentire i primi raggi del sole non come una sfida aggressiva, ma come una dolce carezza.
Una poesia.
Dunque, ecco a voi Possedere l’alba in versione videopoesia.
Grazie a Dantebus Edizioni.

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sabato 18 febbraio 2023

Post n.111_ Possedere l'alba

Chi scherza coi colori?
Così quieto nero pare incendiarsi di purpurea ed eterea illusione,
e poi, un istante, 
dai toni freddi verso il giallo andare
tutto si fa vita
d'intrinseca arancia e sfuggevole verde
Bolla surreale che non è notte, e non è giorno,
ove e quando non arriva
la luce degli astri, quelli remoti, 
e pure il grande caldo padre. 
   Il poeta sfoggia impulsi possessivi, 
ma il silenzio e l'aria fresca non si fanno abbracciare, stringere, imbottigliare;
tutt'al più offrono se' stessi,
perché egli possa dissolversi e farne direttamente parte. 

(Roberto D'Izzia, 18/02/2023 ore 06.20)
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sabato 11 febbraio 2023

Post n.105_ Finalmente, i miei versi pubblicati! Sarò su LIBRO BLU di Ivvi Editore

"Bisonti", uno dei miei componimenti più onirici ed intensi - chiamatela poesia, se vi pare - è stato selezionato dalla Ivvi Editore, e farà parte di una raccolta corale intitolata "Poesia italiana - Libro blu".
Il libro, preordinabile QUI verrà spedito a partire da fine febbraio 2023, e da aprile 2023 sarà ordinabile in tutte le librerie d'Italia, e sui principali siti che vendono libri.
Mi sento stranito, aver 'passato' una selezione lunghissima mi regala emozioni che ho bisogno ancora di capire.
Direi che sia il caso di farvi leggere i versi del brano, non prima di avervi scritto una cosa: cosa può accadere se una trasmigrazione sensoriale si concretizzasse per un istante sia nello spazio che nel tempo?


Bisonti

S’affaccia furtivo, il guerriero Sioux,
e con la mano a ripararsi da un timido sole
osserva,
silenzioso osserva il divenir del giorno ad est,
e mandria di bisonti impazziti
verso il nulla andare.

Ecco, sta pensando,
quelle son le mie future sfide,
e nel mentre cento dardi estrae
dalla sua faretra;
non c’è bestia che mi fermi,
quando stringo fra le mani
le mie cento vite.

E poi,
un pietoso sguardo verso l’ovest,
punto cardinale del ricordo.
E colori come odori,
gusti come suoni,
pallidi riflessi che ingannano i miei occhi,
e pretendono d’esser vivi.
Fichi d’india e calure estive,
sale grosso, e sale fino,
infiniti istanti silenziosi in due.

Ecco,
sta pensando mentre posa i dardi
son le anime danzanti dei bisonti uccisi,
che mi fanno compagnia.
Poi,
prende l’arco sorridendo
e si volta nuovamente verso est.

Roberto D'Izzia




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lunedì 24 ottobre 2022

Post n.92_ Quando è notte (live)

Da una poesia scritta il 08 Marzo 2009.
Un’altra rivisitazione nel live per AreYouReading, tenutasi il 27/11/2021 a Cesenatico, (vedi l’altra QUI ).
Brano forse solo all’apparenza malinconico, lo interpreto per la prima volta in pubblico.
Com’è andata?
Parole chiave del post: 
#RobertoDIzziascrittore #poesia #live #attorezen #teatro #poesia #robertodizzia #scrittura #recitazione #lettura #interpretazione #improvvisazione

sabato 22 ottobre 2022

Post n.91_ Ho cercato (live)

Da una poesia scritta il 25 Agosto 2007.
In questa partecipazione live per AreYouReading, tenutasi il 27/11/2021 a Cesenatico, rivisito il mio testo meta-filosofico, in un intervento molto breve, ad introdurre un’altra poesia (che pubblicherò).

Parole chiave del post: 
#filosofia #poesia #ricercainteriore #consapevolezza #live #attorezen #teatro #poesia #robertodizzia


lunedì 3 ottobre 2022

Post n.86_ POSSIBILI INCERTEZZE


Pss…c’è qualcuno?
Toc toc sei qualcuno?
Ah, eccoti qui, non t’avevo udito,
ne’ visto, capito o percepito,
avevo un po’ perso strada.
“COSCIENZA”
Anima, intelligenza, come t’han chiamato?
Forse stavi meglio senza nome,
avrebbero evitato gli errori di scrittura
o, quasi certamente, avremmo evitato
gli errori di concetto.
Li facciamo anche
col povero maiale…!
Doppia eresia, doppia storpiatura,
se t’offendo e ti do del “porco-cane”!
Avete mai accarezzato
un dolce cucciolo di un mese?
Ma perché ci sforziamo
di dar nomi a pensieri tanto cuccioli
e quasi certamente illesi…?!
Non credo di esser libero
neanche di chiamarti
“quella roba lì”,
sicuro che nel viso degli stolti
un sorriso (e forse molti) senza dubbio
vedrei nascere o apparire,
persino crescere e morire.
Bello questo abbozzo di metafora:
la vita come una risata.
O il sorriso che ha il valore
di un’intera vita?
Pss…ma c’è qualcuno oppure no?
E va bè, credo d’aver capito.
A impossibili domande,
introvabili risposte.

   D’Izzia Roberto (16/09/2003, ore 14.40)

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Post n.85_ Ho cercato


“Ho cercato me stesso fra i sassi
della spiaggia.
Sai che ho trovato?”
 
“No.”
 
“Sassi.”
 
     D’Izzia Roberto (25/08/2007)

Parole chiave del post: 
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lunedì 12 settembre 2022

Post n.80: La crisi

Cerco
-mi sono perso-
chiamo con forza quell’uomo girato di spalle
-mi sono perso-
Un uomo quieto,
un uomo rinato,
si gira in silenzio e saluta,
chiamo quell’uomo
-mi sono perso- ma è già lontano,
è così lontano,
è così..
lontano.
Sogno reale,
onirico tatto,
corrente che passa veloce , che passa e fa male,
ed ecco di nuovo quell’uomo
ed ecco di nuovo il saluto
lo guardo, lo lascio andare
-mi sono perso di nuovo-
Cerco lo stato di veglia,
ditemi il giorno,
ditemi che ora s’è fatta,
questo deserto viola
-dove mi trovo?-
Provo ad alzarmi, ed ecco lo specchio.
Ora quell’uomo mi
guarda dritto negli occhi.
stravolto, sudato, ferito.
Quell’uomo mi guarda e mi chiede
un cenno.
Ecco dov’ero.
Mi sono trovato.
 
D’Izzia Roberto (06/09/2008, ore 14.10)
 
n.b.: una microscopica malformazione cerebrale, causa varie forme di crisi epilettiche, mie compagne di vita dal 1998.

Parole chiave del post: 
#epilessia #poesia #cervello #elettroencefalogramma #crisi #poesiedirobertodizzia #RobertoDIzziascrittore


giovedì 8 settembre 2022

Post n.78: Nel bene o nel male

Basta un soffio,
uno starnuto fuori posto,
un gesto poco aggraziato
o
un semitono discordante,
così come basta un raggio di sole,
l'abbaiare improvviso d'un cane
le fossette del sorriso,
un respiro quieto e profondo.
 
Nel bene e nel male,
scoprire l'essenza dello stupore.
 
    D’Izzia Roberto (19/05/2011)

Parole chiave del post:
#poesia #poesiedirobertodizzia #attorezen #RobertoDIzziascrittore 

venerdì 2 settembre 2022

Post n.72: Siderali

Ruga d’espressione fra le ciglia
e chiuse di pelle sottilissime
sulla mia vista,
penso.

 

Ai freddi siderali e le distanze,
al moto perpetuo, calmo ed infinito
del tappeto spazio temporale;
alla luce
gioia di bimbi in festa
liberi di correre,
e di toccare tutti gli angoli della casa,
al buio,
denso come marmellata, come vischio,
nero come la notte senza fantasia.
Al silenzio,
morbida ovatta fra una materia e l’altra.
E che dire delle stelle,
e dei pianeti amanti muti senza speranza alcuna,
che le corteggiano, e le guardano,
e da loro vita traggono e forza per girare?
Oh,
mostri che van divorando luce,
e ferro e particelle d’energia,
così grandi da far tremare i polsi
navigano questo immenso mare,
Pìcari feroci e furbeschi
che saccheggiano, rapiscono, uccidono
poi
spariscono nel nulla.
 
Infine,
miseri, bagnaticci, putridi,
stupidi,
effimeri e minuscoli
umani,
vivono nella vita, alla vita e sulla vita di partito,
mentono ed affermano
spudoratamente,
urlano, si colorano e sorridono,
carezzano i bambini,
usano i bambini e rompono il silenzio,
rompono le proporzioni,
violentano la realtà, giocano la realtà.
 
Ruga d’espressione fra le ciglia
e lento respirare.
Lupo attento è orecchi tesi,
così, nuove vibrazioni da lontano giungono;
il tappeto spazio tempo si fa forte,
freddi siderali e particelle,
buio e luce,
buchi ed esplosioni:
l’odore degli umani è meno interessante.

      D’Izzia Roberto (05/07/2022, ore 18.05)
per l'immagine, rielaborata da me, si ringrazia: Luminas Art da Pixabay 

Parole chiave del post: 
#poesia #robertodizziascrittore #attorezen #universo #luce #fotoni #galassia #galassie #spazio #stelle #politica

venerdì 8 luglio 2022

Post n.60: Tritone


   Verbi masticando vado digerendo pensieri;
panchina come scoglio d’appoggio,
fermo così
ansimo di calura.
   Tritone quasi spiaggiato e senza più l’oriente,
cerco acqua e cerco aria,
nell’acqua affogo e soffoco nell’aria,
non più pesce, e non più umano,
destinato a saltar di scoglio in scoglio
   se lo scoglio è la mia stessa mente.
 
D’Izzia Roberto (08/07/2021, ore 16.57)

Brano musicale: Com’è profondo il mare, Lucio Dalla 

Parole chiave del post:
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#lepoesiepiupiccoledelmondo
#scrittura
#poetiitaliani
#LucioDalla

domenica 3 luglio 2022

Post n.59: Bisonti

S’affaccia furtivo, il guerriero Sioux,
e con la mano a ripararsi da un timido sole
osserva,
silenzioso osserva il divenir del giorno ad est,
e mandria di bisonti impazziti
verso il nulla andare.
 
Ecco, sta pensando,
quelle son le mie future sfide,
e nel mentre cento dardi estrae
dalla sua faretra;
non c’è bestia che mi fermi,
quando stringo fra le mani
le mie cento vite.
 
E poi,
un pietoso sguardo verso l’ovest,
punto cardinale del ricordo.
E colori come odori,
gusti come suoni,
pallidi riflessi che ingannano i miei occhi,
e pretendono d’esser vivi.
Fichi d’india e calure estive,
sale grosso, e sale fino,
infiniti istanti silenziosi in due.
 
Ecco,
sta pensando mentre posa i dardi
son le anime danzanti dei bisonti uccisi,
che mi fanno compagnia.
Poi,
prende l’arco sorridendo
e si volta nuovamente verso est.

                                            D’Izzia Roberto (13/05/2009)

Brano musicale: Dances With Wolves - Ultimate Soundtrack Suite

giovedì 31 marzo 2022

VIDEO n.1: "Poemetto di Marina Lassante" (Roberto D'Izzia)

Dalla "Trilogia dei bambini" - Lezione n.3 (il Sesso)
Poemetto di Marina Lassante

Il poemetto racconta la storia di un'insegnante di scienze naturali che, in una Trapani del secolo appena passato, deve raccontare ai suoi alunni (adolescenti) come avviene la riproduzione in natura, sia fra piante che animali, esseri umani compresi. 
    Marina Lassante, questo il nome dell'insegnante, ha un'indole libera ed anticonformista, quindi tratta l'argomento senza mantenere gli schemi voluti dalla società di allora, e per il suo insegnamento verrà denunciata dai genitori dei ragazzi. 
    In suo soccorso, come sentirete, verrà lo stesso Giudice.

Quella del video è la versione dal vivo, miei cari bimbi sperduti nella penisola che purtroppo c'è, come immaginate mi sono preso delle libertà teatrali; ho pensato quindi di farvi cosa gradita nel riportare il testo originale del poemetto subito dopo il video.
Buona visione (e buona lettura)



Poemetto di Marina Lassante


   Marina Lassante spesso si alzava                                                        

con la voglia di pane e marmellata,                                           

la dieta ormai s’era dimenticata

e a niente voleva rinunciare.

 

Insegnava scienze naturali

ai ragazzini adolescenti

quelli sinceri, con gli occhi lucenti,

ed era grata del suo lavorare.

 

Era una donna libera, allegra

senza nemici e senza padroni,

pochi addi, e pochi abbandoni,

era tutto un continuo fischiettare;

 

turbata, però, da una sola cosa…

Spesso, trascrivendo nome e cognome

sbagliavano, chiedendole “come?”

e, lei, costretta a spiegare,

 

ripeteva lentamente Ma-ri-na

Las-san-te, ma non c’era alcun verso

intendevano sempre diverso:

- Maria la Santa - un vero affronto,

impossibile da sopportare!

 

Giunse l’inverno, era denso, freddo,

la città dove il sol sul mar tramonta

non era ancor forse del tutto pronta

per chiudersi in casa, e riscaldare

 

stanze e letti col carbone ardente,

abituata com’era allo scirocco;

afosa, da fare invidia al Marocco

lingua di terra bagnata dal blu lambire.

 

Torre di Ligny ai piedi dell’Erice,

ville barocche e immense navi nel porto;

con il suo sale a dare conforto

Trapani nasce e si getta nel mare.

 

Maria – pardon - intendevo, Marina,

dovea spiegar di sesso ai ragazzi,

son cose da far tremare i palazzi

in Sicilia, quand’era una donna a parlare,

 

ma, di scienza si trattava, tant’è,

proprio così cominciò ad asserire:

“Anche gli umani devono arricchire

la natura, dando vita alla vita, ma…

come posson fare?

 

Con la terracotta? Con il sale?

Non pensiate ca’ fanno i picciriḍḍi

masticanno a’ muḍḍica ch’i mascìḍḍi

e ch’ii manu si mettono a impastare;

 

qui nasce il mistero della natura,

masculi e fimmine siamo fatti,

piante e animali, siam tutti adatti

a vivere nel mondo, a procreare.”

 

“Maestra, noi siamo come le piante?”

“Loro, non si devono stringere

come noi, non devono fingere

amore, basta solo impollinare

 

nel momento giusto della stagione

e il miracolo della vita è fatto”

“cosa succede quando c’è il contatto?”

“Fra di noi? Beh, l’uomo può inseminare”

 

“I due devono per forza sposarsi?”

“Non credo, sai, necessariamente,

l’importante che lei sia consenziente.

Caso contrario iè da denunciare!”.

 

Questi, ed altri precetti, Lassante

Marina dettava ai suoi studenti,

- una lezione senza precedenti -

diceva a sé stessa, mentre rincasava.

 

I genitori, però, poco e nulla

avevano apprezzato l’orazione,

frenar la loro calda compulsione

fu impossibile, e senza alcun ritegno

la vollero denunciare.

 

“Maestra vera o falsa, ha detto

che siamo come i fiori, lei crede

che possiamo fare sesso senza fede,       

avere figli senza maritare!

 

Non si possono ascoltare queste idee,

i bambini nostri si spaventano,

poi la notte ci ripensano

e ci tocca di rifarli addormentare”.

 

Quando il giudice guardò le carte,

capì che la querela andava chiusa

senza alcun dubbio, e mai avrebbe reclusa

una povera insegnante, per dare

 

a gente antica soddisfazione,

o una semplice voglia di far male.

“Vedo che il programma ministeriale

di Scienze prevede l’impollinare,

 

sì, e prevede altrettanto l’umana

sessualità, ma non vedo Diritto

Civile, quindi Lassante ha descritto

la sua lezione senza mai sforare

 

i termini di legge stabiliti.

Pertanto, io chiudo questa buffonata”.

Fiera di sé, stanca ma sollevata,

Marina Lassante rimise il cappotto, lasciò l’aula e

sorridendo, verso il mare d’inverno andò a passeggiare.

 

Roberto D’Izzia, (15/03/2022)

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