Se fossi davvero capace di scrivere, al posto di un blog farei un libro, e diventerei ricco.

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giovedì 1 giugno 2023

Post n.127_ I Poeti di Via Margutta 3 - edizione 2023

Con immenso piacere, Vi annuncio la pubblicazione de "I Poeti di Via Margutta 3 - edizione 2023" contenente, fra gli altri, dieci miei brani.
La mia emozione corre sul filo dell’incredulità, soprattutto perché, al di là della scelta di pubblicarmi, lo staff tecnico di Dantebus mi ha dedicato una recensione a dir poco sorprendente.
Le parole scelte per decifrare il mio modo di scrivere hanno dipinto un quadro verosimile di come io stesso dipingo la realtà; e così, la recensione che mi son trovato fra le mani m’è parsa uno specchio dello specchio, molto intimo, e tutt’altro che superficiale.
Non mi resta altro che condividere con voi quanto citato da Dantebus sui miei scritti, non prima di lasciarvi alcuni link molto importanti…

Qui di seguito, trovate la pagina pubblicitaria dedicata agli stores sui quali è possibile acquistare il libro in formato Epub: CLICCA QUIPresto potrete acquistare anche la versione cartacea presso Amazon, vi terrò aggiornati.

APP Roberto D'IzziaScarica l’APP Roberto D’Izzia (clicca QUI , sull’immagine o cerca Roberto D'Izzia su Google Play): è uno spazio su cui pubblicherò, di tanto in tanto, le mie opere, e che potrai visionare con comodità (disponibile sia su dispositivi Android che Ios - Iphone ed Ipad -).

Se siete internauti, ma poco avvezzi ad usare il telefono,
Roberto D'Izzia_le opere
potrete comunque leggere le mie opere sul mio SITO personalizzato
(Clicca QUI o sull'immagine) 




Possedere l'alba_Roberto D'Izzia
Questa, invece, è una mia videopoesia,
precedentemente pubblicata da Dantebus
(clicca sul titolo o sull'immagine per vedere il video): 




La recensione

Introduzione all’autore
«Bisogna avere il caos dentro di sé
per partorire una stella danzante» (F. Nietzsche)

Una serie innumerevole di interessi e di competenze, con una particolare predilezione per l’arte teatrale, muove la camaleontica e rocambolesca poesia del versatile e poiedrico autore Roberto D’Izzia.
Accade, dunque, che il poesta scelta di condensare nei versi ogni cosa, trasformando la poesia in uno scrigno magico, in un variegato caleidoscopio d’energia, dove emozioni, visioni, pensieri, sogni, citazioni, allusioni, tradizioni, suggestioni, giochi di parole, convergono nella felice unione di ordine e caos che si fanno progressivamente armonia.

«[…] Ai freddi siderali e le distanze,
al moto perpetuo, calmo ed infinito
del tappeto spazio temporale;
alla luce
gioia di bimbi in festa
liberi di correre, 
e di toccare tutti gli angoli della casa,
al buio,
denso come marmellata, come vischio, 
nero come la notte senza fantasia.
Al silenzio,
morbida ovatta fra una materia e l’altra.
E che dire delle stelle,
e dei pianeti amanti muti senza speranza alcuna,
che le corteggiano, e le guardano […]. 
Pìcari feroci e furbeschi […]
rompono le proporzioni, 
[…] giocano la realtà.» (“Siderali”)

Ecco che, allora, sul palcoscenico della società odierna, infestato da mille voci, dove è arduo distinguere la verità dalla menzogna, il poeta è colui che riesce a fare silenzio e a cogliere la sostanza e l’essenza anche nell’effimero stridìo. Roberto, dunque, diviene “poeta zen”, laddove egli non si scompone difronte all’imprevedibile e variegato panta rei, ma con la sua arte squarcia il velo di Maya sino a vedere e sentire la voce dell’ineffabile, dello spirituale e dell’immenso.

«Tante voci.
Fra tante voci, ho udito una voce parlare; […]
più non mi parlano gli ipotetici dei
da quando vedo il sorriso dell’Universo
senza punti cardinali, […]
e l’infinito gioco delle realtà nascoste ai nostri pochi sensi.
Non veniva dalla mia specie, 
avrei riconosciuto l’effimero stridìo. […]
Da sotto i piedi,
mi pareva essere una voce sismica baritonale
limpida, lucida, autentica, 
come il ruggito d’un leone, […]
io sono centro liquido di metallo fuso,
e diamante
così bramiva 
io, antica massa, così massa da piegare spazio tempo
e trattenere oceani e lune a me, 
io, tellurica fonte di vita e d’energia,
io, unica a poter dare e togliere fiato nella galassia […].”
(“Una voce sismica baritonale”)


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sabato 18 febbraio 2023

Post n.111_ Possedere l'alba

Chi scherza coi colori?
Così quieto nero pare incendiarsi di purpurea ed eterea illusione,
e poi, un istante, 
dai toni freddi verso il giallo andare
tutto si fa vita
d'intrinseca arancia e sfuggevole verde
Bolla surreale che non è notte, e non è giorno,
ove e quando non arriva
la luce degli astri, quelli remoti, 
e pure il grande caldo padre. 
   Il poeta sfoggia impulsi possessivi, 
ma il silenzio e l'aria fresca non si fanno abbracciare, stringere, imbottigliare;
tutt'al più offrono se' stessi,
perché egli possa dissolversi e farne direttamente parte. 

(Roberto D'Izzia, 18/02/2023 ore 06.20)
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sabato 11 febbraio 2023

Post n.105_ Finalmente, i miei versi pubblicati! Sarò su LIBRO BLU di Ivvi Editore

"Bisonti", uno dei miei componimenti più onirici ed intensi - chiamatela poesia, se vi pare - è stato selezionato dalla Ivvi Editore, e farà parte di una raccolta corale intitolata "Poesia italiana - Libro blu".
Il libro, preordinabile QUI verrà spedito a partire da fine febbraio 2023, e da aprile 2023 sarà ordinabile in tutte le librerie d'Italia, e sui principali siti che vendono libri.
Mi sento stranito, aver 'passato' una selezione lunghissima mi regala emozioni che ho bisogno ancora di capire.
Direi che sia il caso di farvi leggere i versi del brano, non prima di avervi scritto una cosa: cosa può accadere se una trasmigrazione sensoriale si concretizzasse per un istante sia nello spazio che nel tempo?


Bisonti

S’affaccia furtivo, il guerriero Sioux,
e con la mano a ripararsi da un timido sole
osserva,
silenzioso osserva il divenir del giorno ad est,
e mandria di bisonti impazziti
verso il nulla andare.

Ecco, sta pensando,
quelle son le mie future sfide,
e nel mentre cento dardi estrae
dalla sua faretra;
non c’è bestia che mi fermi,
quando stringo fra le mani
le mie cento vite.

E poi,
un pietoso sguardo verso l’ovest,
punto cardinale del ricordo.
E colori come odori,
gusti come suoni,
pallidi riflessi che ingannano i miei occhi,
e pretendono d’esser vivi.
Fichi d’india e calure estive,
sale grosso, e sale fino,
infiniti istanti silenziosi in due.

Ecco,
sta pensando mentre posa i dardi
son le anime danzanti dei bisonti uccisi,
che mi fanno compagnia.
Poi,
prende l’arco sorridendo
e si volta nuovamente verso est.

Roberto D'Izzia




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venerdì 4 novembre 2022

Post n.93_ Gli incontri del Cimitero di C. e le recensioni dei lettori

Mentre preparo la presentazione del libro che farò in diretta web, vi mostro l’inaspettata recensione di qualche giorno fa, giunta da una gentilissima lettrice.
Replico, ovviamente, con un apparentemente effimero, eppur sincero, grazie.

Se hai letto il libro, scrivimi anche tu e fammi sapere cosa ne pensi!
Se non l’hai ancora letto… cosa aspetti ad acquistarlo QUI

Coinvolgente!
Libro scritto bene, scorrevole, che si ha voglia di leggere in fretta (e per questo genere di racconti è importante.…). Non lascerete un racconto a metà…. E farete un viaggio interessante nelle ombre che sono dentro e fuori di noi.



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domenica 9 ottobre 2022

Post n.87_ Echi dal cimitero di C. - dal racconto n.7: Il morbo

   L’uomo è un essere superiore: nella sua straordinaria capacità di osservare, accumula informazioni, e sulla base di queste elabora teorie, per poi agire opportunamente.
Così, avevo capito che quando sentivo quel fastidioso senso di astinenza […]
(dal racconto n.7: Il morbo)

Per l'acquisto clicca QUI o sull'immagine di copertina del libro











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sabato 1 ottobre 2022

Post n.83_ Scrivere un racconto dell’orrore. Da dove cominciare?

   Soprattutto, verrebbe da porsi un’altra domanda, in merito al racconto menzionato nel titolo, vale a dire: una volta cominciato, come lo finisco? 
In uno dei motori di ricerca più famosi, che non sto qui a nominare, sappiate che alla query “come scrivere una storia dell'orrore?”, si materializzano ben 2.710.000 risultati in soli 0.48 secondi; di questi, ho letto la prima decina, per capire fino a cosa si sono spinti gli altri prima di me, su questo argomento.
Poi, curioso, ho continuato a leggere, ma potevo fermarmi ai primi tre contenuti.
Sì, perché l’internet è una valanga di consigli su come scrivere racconti horror, e devo dire anche che sono tutti molto puntuali; per esempio, molto spesso viene dato un suggerimento assolutamente valido, in merito ad un’attività imprescindibile da svolgere prima di cimentarsi nell’arte della scrittura, vale a dire leggere libri di altri autori, molti libri (dell’orrore chiaramente), e non potrei fare a meno di dare inizio al post senza accodarmi ad un consiglio così importante, per una serie smisurata di motivi.
   Lasciatemi dire, però, che ho il terrore di scrivere qualcosa di scontato, quindi questa prima considerazione ve la risparmio, perché spero che se volete diventare degli scrittori è perché in vita avete letto almeno due libri, e non vi siete fermati lì.
Molti, molti consigli, dunque… migliaia, milioni,  però mancano di qualcosa: qualcosa di indefinito, un ingrediente che, invece, è fondamentale affinché dalla penna – sì, va bene, dalla tastiera – di un autore nasca una novella nera davvero spiazzante per il lettore.
   Miei cari bimbi sperduti nella penisola che purtroppo c’è, come potete facilmente immaginare, ogni scrittore ha i suoi metodi, e con questi senz’altro anche segreti di cui, probabilmente, è pacificamente geloso, e talvolta perfino magicamente inconsapevole, quindi partirei già da questa considerazione per rendermi conto di quanto parziale possa essere un mini corso di scrittura creativa on-line, però io stesso accenno a lezioni di scrittura creativa, quando ho l’opportunità di realizzare laboratori teatrali, e… quindi? Di cosa voglio parlare io stesso se non di “trucchi del mestiere”?
Beh, parlo di come scrivo io e cosa ne penso, parlo di emozioni, senza rivelarvi troppo eh.
   Vedete, la Letteratura è sorella del Teatro, e c’è un punto chiave su cui si basa il più grande segreto del successo di ugni tipo di brano: la verità.
   A tutti sul web piace citare Stephen King, a proposito di racconti dell’orrore, ma non capisco perché citano le sue frasi, anziché i suoi racconti; sarà che queste si trovano sui motori di ricerca già virgolettate e pronte per l’uso, mentre i libri vanno letti, e quelli di King, mediamente sono alti come mattoni pieni da cantiere.
A me, invece, pensando a Stephen King piace ricordare Il gioco di Gerald, per la sua incredibile linearità e per il meccanismo perfetto: lo psicodramma (teatrale) dell’unica stanza senza possibilità di fuga per la protagonista, un personaggio indecifrabile che fa capolino, un finale tanto semplice quanto inatteso.
   Oppure, la violenza devastante del maschio forte in Rose Madder, che accompagna il lettore verso un’innaturale alternanza fra realtà (crudele) e mitologia greca femminea.
  Che dire di The Shining, condensato di idee geniali perfettamente dosate, l’una frammista all’altra: l’hotel maledetto costruito sopra il cimitero dei nativi, bambino e padre uniti da una strana “aura”, una moglie-madre laboriosa ma estranea all’energia dell’hotel e vittima degli eventi, la stanza 217, e poi la bufera che blocca tutto - tocco geniale - il cuoco, mister Hallorann, terzo personaggio con l’aura (chissà come mai, anche lui) che arriva in soccorso, Tony, l’amico immaginario del piccolo Danny, Jack che salva la famiglia in extremis dandosi la morte con una mazza mentre l’Overlook va in fiamme…
Oh, quasi mi commuovo, The Shining è incredibile, unico nel suo genere, ma molto probabilmente sono stati scritti migliaia di libri altrettanto avvincenti nel mondo, ed io non posso avere la folle pretesa di averli letti tutti per fare confronti.
Io, come nessun altro, credo.
   Tornando a noi, accennavo alla verità teatrale, però, e voglio spiegarmi meglio: posto che situazioni e caratterizzazioni dei personaggi, in una novella horror siano credibili (nell’Overlook Hotel, l’isolamento invernale da un lato ed una concretissima pressione della caldaia da tenere continuamente sotto controllo scandiscono il ritmo del romanzo, classici elementi da psicodramma e roleplay teatrale), laddove anche i dialoghi e lo svolgersi delle azioni più semplici si presentano del tutto normali (colloquio di lavoro di Jack, la presentazione iniziale dell’Hotel), allora sì che il lettore dimentica di trovarsi ovunque si trovi in quell’istante e, prima che se ne renda conto, le sue reti neurali lo trasportano in una realtà parallela.
A quel punto, egli è stato accalappiato dalla calamita dell’intreccio e, oramai, crede: la storia è pronta a colpirlo, nel suo inconscio e nella sua memoria visiva si fa ricorso a tutta una serie di immagini e ricordi che scatenano – o dovrebbero scatenare – le giuste emozioni che fanno di quel racconto, un racconto horror.
Già, le giuste emozioni.
   Quali sarebbero, queste emozioni legate all’orrore? 
Apro Treccani e leggo: 
orróre s. m. [dal lat. horror -oris, der. di horrere (v. orrido)]. – 1. a. Impressione violenta di ribrezzo, di repulsione, di spavento, provocata nell’animo da cose, avvenimenti, oggetti, persone che siano in sé brutti, crudeli, ripugnanti e sim.: vista, spettacolo, racconto che fa (o mette, suscita, desta, ispira, incute) o.; misfatti che riempiono di o.; provare o. alla vista del sangue; essere preso, compreso, còlto, invaso da o., da un senso di o.; rabbrividire, fremere d’o.; un brivido, un moto, un gesto d’o.; un grido di o. si levò dalla folla; film dell’o. (e con sign. collettivo cinema dell’o., per indicare il genere), basati sull’orrido e sul macabro (v. horror).
   Ovviamente, gli esempi sono innumerevoli, ma ho voluto fermarmi qui.
L’orrore è, dunque, qualcosa di brutto e fastidioso alla vista, ma anche al pensiero e all’anima; nella terza pagina di questo blog, quella dedicata al mio libro (leggi QUI, oppure scorri in alto, sotto al titolo del blog, e clicca su Gli incontri del cimitero di C.) già parlo di questa parola, e non voglio ripetermi; in questo post mi soffermo sul come scrivere qualcosa di orrorifico.

   Bene, adesso so che voglio essere fedele alla realtà - agire e non recitare, diceva il buon Stanislavskij - ho inquadrato il giusto sentimento da concretizzare (orrore, non solo suspense), non mi resta altro che scegliere la trama della mia storia: cosa racconterò? 
Ora, se mi è rimasta, miei cari bimbi sperduti, un minimo di coerenza, non continuerò questo articolo accennando a come tecnicamente si crea un intreccio, di quali parti è composto un racconto, come svilupparlo, come concluderlo perfino. Per quello ci sono già i 2.710.000 risultati di cui sopra.
Io vi sto accennando ad altro.
Vi sto dicendo che se vi metterete alla tastiera così, all’improvviso, decidendo di scrivere un racconto horror come si decide di fare un panino con la marmellata, allora sappiate che probabilmente il panino con la marmellata regalerà alla vostra autostima una dose ben maggiore di energia positiva, perché sarà il vostro risultato migliore.
Con me funziona in un modo diverso, anche se mangio parecchia marmellata.
   La paura di un racconto deve nascere dentro di me, e deve funzionare.
Quando vado a letto, quando mi alzo, quando vado in giro, se mi faccio la doccia, se passeggio col cane, se medito - soprattutto se medito – quando sto per addormentarmi o sono al pc per un altro motivo, e perfino mentre sto chiacchierando con qualcuno… in tutti questi momenti allevo dentro il mio pensiero quel germe di storia che sto per scrivere, per capire come va, in che modo potrebbe svilupparsi, al di là dei dettagli che, magari si potrebbero perdere, ma con carta e penna a portata di mano posso trattenere.
Scrivo il finale, a volte, anzi spesso, cercando di capire se è teatrale secondo i miei canoni (ricordate, il vero di Stanislavskij?), se i personaggi, gli oggetti in scena sono realistici.

   Io faccio una gran fatica ad approcciarmi al fantasy. 
Un mio caro amico ha letto Gli incontri del cimitero di C. ed altri racconti dell’orrore (lo vuoi leggere? Clicca QUI), mi ha detto “sai Roby, nonostante le trame assolutamente imprevedibili, rimani razionalista”.
Ha ragione, e perfino se devo descrivere un fantasma, faccio appello ai fenomeni della fisica.
Il mio maestro è Edgar Alla Poe.
Voi direte “Ma come, un visionario come Poe?”. 
No, miei cari, quello era realismo allo stato puro, erano i temi a far spaventare: non confondete l’argomento trattato con lo stile di scrittura o l’intreccio utilizzato. 
Ne Il pozzo e il Pendolo il protagonista vive un incubo a sogni aperti, una tortura sensoriale continua; parrebbe un racconto onirico, ma funziona perché realistico a tutti gli effetti, tant’è che tutti noi abbiamo letto – e, forse, visto anche al cinema – cos’era in grado di fare il braccio armato dell’Inquisizione Spagnola, e più ci addentriamo nell’intreccio del racconto di Poe, più rimandiamo le immagini raccontate a fatti che sappiamo esser realmente esistiti, e perciò orripilanti.
Questa è verità, questo è orrore.

Bene.

   Il passo successivo è la pazienza.
Se davvero ho ascoltato un’idea, l’ho accolta, mi ha fatto paura, i personaggi che penso faranno parte della storia e i contorni sono credibili, allora non mi resta che aspettare.
Mai nulla è stato devastante per un’idea creativa quanto la fretta.
   Ed infatti, aspettando, moltissime idee si sono dissolte nell’etere, perché depositato il loro nettare fragolino e fragrante, hanno scoperto la loro vera identità fatta di parole al vento, idee banali e sicura perdita di tempo per me e per fortunati mai lettori.
I racconti di cui mi sono innamorato li ho tenuti a mente per molto, molto tempo, prima di scriverli, e poi, quando mi sono deciso, li ho messi giù in pochissime ore.
   Non vi spiegherò nessuno dei miei metodi, ma sappiate che alcune novelle che trovate ne Gli incontri del cimitero di C. ed altri racconti dell’orrore hanno preso forma in una sola notte, e sottolineo una, salvo poi essere revisionati anni dopo, come spiego nel libro stesso.
Badate, alcuni li ho scritti a macchina, con una foga incredibile, rapito da una forza inarrestabile.
Sapete come si dice? Dal tramonto all’alba. Proprio così, dal tramonto all’alba, con le dita doloranti.
   Da diversi mesi, per esempio, c’è una storia che mi gironzola in testa, è già tutta lì; avrei potuto partecipare a qualche gara di narrativa noir, questa estate, ma non l’ho fatto, perché preferisco aspettare il momento giusto per cominciare a scrivere.
So che i tempi sono quasi maturi, perché la storia fa paura, e mi stanno venendo in mente addirittura già le singole frasi da inserire in momenti cruciali; ci vuole pazienza.

   Cosa volete che vi dica, forse un grande scrittore affermato non può permettersi il lusso di aspettare, ma io, per il momento, sono ancora libero di spaventarmi come e quando mi pare.

A proposito di verità, godetevi questo momento attoriale sublime.
L'avete riconosciuto, è Shining di S. Kubrick. Jack Nicholson interpreta Jack Torrence, qui durante il colloquio iniziale, grazie al quale il protagonista otterrà il lavoro di custode. 
Un dialogo davvero incredibile.
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venerdì 30 settembre 2022

Post n.82_ echi dal Cimitero di C. - dal racconto n.4: Un’inquietante presenza


«Obiezione! Non possiamo mettere agli atti quel diario senza prima averne verificato la veridicità»
il Giudice lo interruppe subito,
«Obiezione respinta. L’imputato ha giurato di dire tutta la verità, quindi lei sa meglio di me che se presentasse carte false andrebbe in contro ad un processo bis. Dunque ascolteremo il contenuto di questo documento e, come pare scontato a tutti tranne che a lei Dottore, successivamente ordineremo la perizia come ci sta gentilmente ricordando di fare».
L’avvocato incalzò:
«La difesa chiede che il diario sia letto adesso; sarò io personalmente a farlo, se la Giuria me lo permetterà.»

(dal racconto n.4: Un’inquietante presenza)

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giovedì 29 settembre 2022

Post n.81: echi dal Cimitero di C. - dal racconto n.6: "Una piccola traccia di sangue"


   Tecnica usuale, se pur frustrante; nel mio caso, però, lo sconforto non nasce da ciò che volgarmente viene definito blocco di idee, per meglio dire un’impasse artistica, una caduta di stile o una inspiegabile mancanza di concentrazione. Tutto ciò può accadere a un individuo che della scrittura ha fatto la propria ragione di vita, l’unica forma d’arte con cui sa realmente esprimersi o, più pragmaticamente, il proprio lavoro.
   No, io non sono uno scrittore, e per questo motivo non riesco ad ordinare le idee per raccontare la mia vicenda, orribile, incredibile, drammatica e triste allo stesso tempo.

(dal racconto n.6: "Una piccola traccia di sangue")

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domenica 4 settembre 2022

Post n.74: Presentazione libro in arrivo...

 Presentazione on-line work in progress... 
AAA cercasi recensori amanti della letteratura e disponibili a parlare delle mie storie dell'orrore. 
  I sogni diventano progetti concreti, se cominciamo a realizzarli ad ogni risveglio.
 












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venerdì 12 agosto 2022

Post n.68: Gli incontri del Cimtero di C. è arrivato!

Cari lettori,
   come descrivere l’emozione che sto vivendo in questo esatto momento?

   Difficile, davvero, perché i pensieri corrono veloci, mentre i polpastrelli picchiettano sulla tastiera parole da correggere di continuo.

   Il mio libro, “Gli incontri del Cimitero di C.: ed altri racconti dell’orrore” è finalmente realtà, grazie alla fiducia che in me ha posto la editrice Prime edizioni, e grazie alla spericolatezza che contraddistingue il mio percorso di vita.

   Se vi chiedete come mai ho deciso di raccogliere sette storie dell’orrore, nate nell’arco di un quarto di secolo, sappiate che è tutto scritto nel libro, quindi non sarà adesso che anticiperò qualcosa; dovrete acquistarlo QUI. Cominciamo con la versione e-book, ma presto arriverà nelle librerie.

   Leggetelo, e poi lasciate la vostra recensione, sulla pagina dell’acquisto (QUI), oppure scrivendomi direttamente con un commento a questo post. Se proprio morite – verbo quantomai azzeccato – dalla voglia di scrivermi, potete anche farlo sul mio profilo IG o sul mio profilo Facebook. Vi darei anche l’indirizzo di casa, ma so che poi qualcuno finisce per prendermi in parola, quindi lasciamo stare…

 

   Null’altro da aggiungere, per adesso.

   Sono certo che vi divertirete, e soprattutto che troverete un certo gusto gotico ottocentesco nei miei racconti.

   Buona lettura con Gli incontri del Cimiterodi C., ed altri racconti dell’orrore.

 

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sabato 6 agosto 2022

Post n.66: Brividi in vista

Ci siamo, il libro è quasi pronto...
E voi?



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venerdì 22 luglio 2022

Post n.65: Racconti dell'Orrore in arrivo...

   La storia del vecchio guardiano scomparso era, di per sé, pittoresca ed alquanto curiosa: la paga era molto elevata, e non si capisce come mai lasciò tutto senza neanche pretendere l’ultima mensilità.
Sparì, e basta.
Questo mistero, ovviamente, alimentò la fantasia e la superstizione degli ingenui abitanti di C.”

Siete curiosi di sapere perché i guardiani del Cimitero di C. spariscono senza dare spiegazioni?
Lo scoprirete quando usciranno i miei racconti dell’orrore, finalmente in fase di correzione…












per l'immagine, rieaborata da me, si ringrazia: Malsawm Tunglut da Pixabay

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giovedì 26 maggio 2022

Post n.47: promesse letterarie

Sì, lo so, quando un’opera letteraria è finita, è finita, ma c’era quella vocina dentro che…
    - Va bene, vocina, lo ammetto, avevi ragione.
Adesso, però, ho scritto la parola FINE, e vi assicuro che "auto-revisionare" il libro è stata idea saggia.
Ora non resta che pubblicare.
Quando?
Sorpresa
    - ah, sì?







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venerdì 4 febbraio 2022

Post n.18: Ecco il mio primo libro. EHH?!?!


Cari bimbi sperduti nella penisola che purtroppo c'è,
sto per pubblicare un libro!
   Lo so che, in realtà, non riuscite neanche a finire il titolo di questo post senza sbellicarvi dalle risate, e che pensate “Rò, va bene fare il simpatico, va bene cercare la battuta per rendere leggera questa grama vita, fatta di virus colorati come palline del TOYS e presidenti della repubblica che vanno in loop, ma non ci puoi far credere che qualcuno abbia creduto nella leggenda popolare che vede te come scrittore..."
   Beh, se la pensate in così malo modo, potete anche lasciare questo blog alla velocità della luce, e tornare a navigare nel mare dei siti inutili a cui siete abituati, tipo i forum delle mamme dove medici illuminati scrivono inarrivabili risposte tipo “quando vostro figlio piange probabilmente vi sta comunicando qualcosa”, oppure leggetevi le FAQ (che si pronuncia come FUCK, vedete un po' voi) della Microsoft, dove l'incredibile e misteriosissima soluzione ai problemi è “oppure tenga premuto il pulsante dell'accensione per diversi secondi, ma questo procedimento può determinare problemi al sistema, in tal caso si valuti l'acquisto di un PC nuovo”...

   Lo so, però, che mi volete bene – anche io ve ne voglio, se solo penso che l'altro blog (LiberoPensieRoberto)aveva raggiunto ben 165.646 visualizzazioni prima che qualcuno lo bloccasse, vuol dire che col tempo vi affezionate a me – quindi dovete credermi quando vi dico che questa è la volta buona: ho scritto un libro, una raccolta di racconti dell'orrore, ed una casa editrice ha deciso che vale la pena di pubblicarla, in quanto pare sia di buona fattura.

GLI INCONTRI DEL CIMITERO DI C. ed altri racconti dell'orrore” è il titolo, la casa editrice è un piccolo segreto che vi svelerò fra pochissimi giorni, non appena ogni formalità verrà espletata.
Si tratta di pochi racconti che ho raccolto in un arco temporale molto ampio, ben ventisei anni (che pazienza!), e che ho deciso di revisionare ulteriormente durante l'autunno appena trascorso, quello del 2021.

Per inciso, 2021 e 2022 si legge rispettivamente duemilaventuno e duemilaventidue, NON venti-ventuno e venti-ventidue, com'è di moda ultimamente; lo scrivo perché va bene evolversi, va bene qualche ritocchino alla lingua per carità, ma almeno i numeri vi prego lasciatemeli così come sono, altrimenti perdo un sacco di tempo a spiegare a mia figlia come si conta, poi lei al posto di “dieci” o “centocinquantatre” se ne esce con “uno-zero” o “quindici-tre” ed io non posso neanche darle torto.

Comunque...

   La novità è che più avanti mi occuperò di creare dei podcast a tema, suggestivi, che potrete acquistare a parte, se si va.
Dico: sono o non sono un attore?
(stavo per scrivere “Capitan Uncino”, poi l'ho cancellato, ma credo che la musica mi rimarrà in testa per tutta la sera)
   Per pubblicare il libro, abbiamo (io e l'editore) deciso per un pre ordine, vale a dire: andremo sì in libreria, ma almeno un centinaio di copie dovremmo venderle prima, con degli ordini sicuri, quindi ragazzi miei, considerando che al momento in cui scrivo circa un terzo di copie mi sono già state prenotate, dovreste scrivermi in fretta se volete prenotare le altre copie.

   Vi girerò il link che vi permetterà di effettuare l'acquisto.
Il libro costerà € 15,00.
Considerando la mia caratura letteraria, direi un regalo sfacciatissimo.
Girerò per le presentazioni, ovviamente, però ve ne parlerò in un'altra occasione.
Prenotate il libro rispondendo a questo post, oppure scrivendo a roanimattore@gmail.com.

Che altro dire?
Nulla, da dire nulla, dato che ho scritto e non parlato.

   Ciao bimbi sperduti,
se qualcuno dice di non credere alle fate, voi battete subito le mani, così salvate la vita ad una fatina che potrebbe lasciarci le penn. Ehm, le ali.

Il vostro