Se fossi davvero capace di scrivere, al posto di un blog farei un libro, e diventerei ricco.

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giovedì 31 marzo 2022

VIDEO n.1: "Poemetto di Marina Lassante" (Roberto D'Izzia)

Dalla "Trilogia dei bambini" - Lezione n.3 (il Sesso)
Poemetto di Marina Lassante

Il poemetto racconta la storia di un'insegnante di scienze naturali che, in una Trapani del secolo appena passato, deve raccontare ai suoi alunni (adolescenti) come avviene la riproduzione in natura, sia fra piante che animali, esseri umani compresi. 
    Marina Lassante, questo il nome dell'insegnante, ha un'indole libera ed anticonformista, quindi tratta l'argomento senza mantenere gli schemi voluti dalla società di allora, e per il suo insegnamento verrà denunciata dai genitori dei ragazzi. 
    In suo soccorso, come sentirete, verrà lo stesso Giudice.

Quella del video è la versione dal vivo, miei cari bimbi sperduti nella penisola che purtroppo c'è, come immaginate mi sono preso delle libertà teatrali; ho pensato quindi di farvi cosa gradita nel riportare il testo originale del poemetto subito dopo il video.
Buona visione (e buona lettura)



Poemetto di Marina Lassante


   Marina Lassante spesso si alzava                                                        

con la voglia di pane e marmellata,                                           

la dieta ormai s’era dimenticata

e a niente voleva rinunciare.

 

Insegnava scienze naturali

ai ragazzini adolescenti

quelli sinceri, con gli occhi lucenti,

ed era grata del suo lavorare.

 

Era una donna libera, allegra

senza nemici e senza padroni,

pochi addi, e pochi abbandoni,

era tutto un continuo fischiettare;

 

turbata, però, da una sola cosa…

Spesso, trascrivendo nome e cognome

sbagliavano, chiedendole “come?”

e, lei, costretta a spiegare,

 

ripeteva lentamente Ma-ri-na

Las-san-te, ma non c’era alcun verso

intendevano sempre diverso:

- Maria la Santa - un vero affronto,

impossibile da sopportare!

 

Giunse l’inverno, era denso, freddo,

la città dove il sol sul mar tramonta

non era ancor forse del tutto pronta

per chiudersi in casa, e riscaldare

 

stanze e letti col carbone ardente,

abituata com’era allo scirocco;

afosa, da fare invidia al Marocco

lingua di terra bagnata dal blu lambire.

 

Torre di Ligny ai piedi dell’Erice,

ville barocche e immense navi nel porto;

con il suo sale a dare conforto

Trapani nasce e si getta nel mare.

 

Maria – pardon - intendevo, Marina,

dovea spiegar di sesso ai ragazzi,

son cose da far tremare i palazzi

in Sicilia, quand’era una donna a parlare,

 

ma, di scienza si trattava, tant’è,

proprio così cominciò ad asserire:

“Anche gli umani devono arricchire

la natura, dando vita alla vita, ma…

come posson fare?

 

Con la terracotta? Con il sale?

Non pensiate ca’ fanno i picciriḍḍi

masticanno a’ muḍḍica ch’i mascìḍḍi

e ch’ii manu si mettono a impastare;

 

qui nasce il mistero della natura,

masculi e fimmine siamo fatti,

piante e animali, siam tutti adatti

a vivere nel mondo, a procreare.”

 

“Maestra, noi siamo come le piante?”

“Loro, non si devono stringere

come noi, non devono fingere

amore, basta solo impollinare

 

nel momento giusto della stagione

e il miracolo della vita è fatto”

“cosa succede quando c’è il contatto?”

“Fra di noi? Beh, l’uomo può inseminare”

 

“I due devono per forza sposarsi?”

“Non credo, sai, necessariamente,

l’importante che lei sia consenziente.

Caso contrario iè da denunciare!”.

 

Questi, ed altri precetti, Lassante

Marina dettava ai suoi studenti,

- una lezione senza precedenti -

diceva a sé stessa, mentre rincasava.

 

I genitori, però, poco e nulla

avevano apprezzato l’orazione,

frenar la loro calda compulsione

fu impossibile, e senza alcun ritegno

la vollero denunciare.

 

“Maestra vera o falsa, ha detto

che siamo come i fiori, lei crede

che possiamo fare sesso senza fede,       

avere figli senza maritare!

 

Non si possono ascoltare queste idee,

i bambini nostri si spaventano,

poi la notte ci ripensano

e ci tocca di rifarli addormentare”.

 

Quando il giudice guardò le carte,

capì che la querela andava chiusa

senza alcun dubbio, e mai avrebbe reclusa

una povera insegnante, per dare

 

a gente antica soddisfazione,

o una semplice voglia di far male.

“Vedo che il programma ministeriale

di Scienze prevede l’impollinare,

 

sì, e prevede altrettanto l’umana

sessualità, ma non vedo Diritto

Civile, quindi Lassante ha descritto

la sua lezione senza mai sforare

 

i termini di legge stabiliti.

Pertanto, io chiudo questa buffonata”.

Fiera di sé, stanca ma sollevata,

Marina Lassante rimise il cappotto, lasciò l’aula e

sorridendo, verso il mare d’inverno andò a passeggiare.

 

Roberto D’Izzia, (15/03/2022)

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#poesiedalvivo
#teatro

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