Se fossi davvero capace di scrivere, al posto di un blog farei un libro, e diventerei ricco.

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domenica 14 maggio 2023

Post n.126_ Storie Zen di Roberto D'Izzia: "L'abito rosso della ragazza"

Tre scalatori decisero di fare sosta presso una locanda ai piedi dei colli più alti, dopo aver affrontato una lunga traversata a piedi.
Una volta ordinato di che mangiare e bere, notarono subito una ragazza seduta al banco del bar, da sola, che indossava un lungo abito rosso; la ragazza era giovane, silenziosa, sola, e sembrava non aver nulla a che fare con l’ambiente circostante.
I tre, dunque, cominciarono a commentare sottovoce fra loro, esprimendo le più singolari ipotesi sull’identità della giovane donna.
Quando l’Oste cominciò a servirli, i tre gli posero varie domande sulla ragazza:
- scommetto che si tratta di una donna d’appuntamenti, e qui al primo piano ha la sua stanza: sei tu che prendi i soldi, vero? 
- smettila - diceva l’amico - non vedi che è una donna storpia, non sente nulla, e non capisce neanche quello che diciamo
 - per me, invece, è una ladra, e qui trova rifugio. Solo una ladra può permettersi un simile abito. Dai parla, tu sicuramente sai chi è quella ragazza, era già qui quando siamo arrivati
- Quando allevavo mia figlia - rispose l’Oste - le dicevo sempre che da grande l’avrei aiutata a seguire la strada suggerita da suo cuore, ed è così che, crescendo, quella bambina ha deciso di coltivare la passione per la danza. Prima che cali il sole passeranno a prenderla gli elementi della sua compagnia per il grande spettacolo che si tiene giù al paese, e lei attende l’esibizione per la quale si è preparata da più di un anno. 
Per fortuna, sente molto bene, ma crescendo ha affinato una tecnica speciale, che le permette di ascoltare solo le note del flauto e le corde del liuto.




Parole chiave del post
#attorezen #storiezen #robertodizzia #pregiudizi 

martedì 21 febbraio 2023

Post n.112_ Storie Zen di Roberto D'Izzia: "L'allievo che non seppe rispondere"

Il Maestro Zhao Feng, chiese ad alcuni suoi allievi di lunga data, cosa fosse per loro l’amicizia.
Prontamente, alcuni di loro risposero
- è un legame basato su reciproco rispetto, e sincerità - disse il primo
- è un bisogno indotto dalla civiltà, l’essere umano sicuro di sé può manifestare rispetto senza pretendere l’esistenza di alcun legame - rispose il secondo
- io credo - rispose il terzo, chiedendo timidamente la parola - che sia una forma di grazia senza forma ne’ tempo, che può prescindere dal soggetto cui è destinata o da cui proviene.
   Il Maestro, ascoltando le varie risposte, osservò un allievo che rimase in silenzio, e si rivolse a lui: 
- tu non vuoi rispondere? - gli chiese, con tono severo ma affettuoso
- maestro, io non ho capito cos’è l’amicizia, perdonatemi ma vorrei chiedere al gruppo di non rispondere.

I compagni lo guardarono con aria di disapprovazione, e si levarono alcuni commenti contrariati
- com’è possibile? Proprio qui siamo amici da anni e tu non hai capito cos’è l’amicizia? - disse uno
- non pensi, almeno di dover fare uno sforzo intellettuale, in segno di rispetto al maestro che ci ha posto una domanda? - aggiunse un secondo
- io penso che se tu non sai cos’è l’amicizia, proprio questo è il luogo giusto per discuterne, non credi? - disse un altro ancora, amichevolmente.
   Zhao Feng, ad un certo punto, si alzò, andò verso l’allievo zitto, e si inginocchiò con le mani giunte davanti a lui.
Gli altri allievi rimasero letteralmente scioccati da quella immagine, ma nessuno provò a dire nulla.
Allora, il Maestro disse: 
- perdonami, se puoi, se avessi capito che hai dei compagni di studio così violenti, ti avrei posto la domanda in privato.














Parole chiave del post:
#attorezen #storiezen #robertodizzia #attesa #ascolto #violenza 

martedì 14 febbraio 2023

Post n.107_ Storie Zen di Roberto D'Izzia: "L’amica che parlava tanto"

Un giorno, una donna disse alla sua migliore amica
 - ti ho sempre voluto bene, ma dopo tanti anni devo dirti che faccio fatica a starti vicino, poiché non mi ascolti mai; parli solo tu e sempre dei tuoi problemi, non mi dai modo di aprire il mio cuore, parlarti di me e della mia vita.
L’altra, che l’ascoltava in silenzio, ad un certo punto, disse con rabbia: 
 - bene, da oggi non mi vedrai più.

La donna fu molto triste di quella reazione, ma dopo diverso tempo, l’amica si fece di nuovo viva.
Il loro rapporto era molto cambiato, e il dialogo fra le due era diventato finalmente aperto ed equilibrato.
Così, la prima, prese coraggio, e durante una discussione particolarmente intima, le chiese:
- sono contenta che tu sia tornata da me. Come hai fatto a cambiare così tanto? Hai forse preso lezioni da qualcuno? Sono settimane che non mi parli più dei tuoi problemi.
- niente di tutto ciò - rispose l’amica - grazie alla sincerità delle tue dure parole, ho raggiunto la consapevolezza, ed oggi non ho problemi che affliggono la mia esistenza.


Parole chiave del post:
#attorezen #storiezen #robertodizzia #compassione #ascolto #pazienza #consapevolezza

lunedì 23 gennaio 2023

Post n.104_ Storie Zen di Roberto D'Izzia: "La nutria"

   Lungo il margine del fiume, erano giunti dalle colline due esemplari di nutria. Avevano scavato pazientemente tre tane: una per proteggersi dai predatori, una per l’inverno, ed una per accudire eventuali cuccioli.

   Il primo anno, sopravvissero all’inverno senza problemi; ogni volta che l’acqua del fiume si alzava di livello, entravano nella tana centrale e salivano, grazie ad un tunnel, sopra il livello dell’acqua, così da non restare annegati. Quando il fiume tornava a livelli regolari, le nutrie uscivano nuovamente, facevano il bagno nelle acque fredde e fangose, mangiavano qualche pianta selvatica, croccante e gustosa, per poi rinchiudersi in un’altra tana.

Giunta la primavera, misero al mondo tre cuccioli, che giocavano nell’acqua e imparavano a masticare le radici più dure.


Gli esseri umani si radunarono, e dissero

- quelle nutrie sono pericolose, possono mordere i nostri bambini

Per questo motivo, catturarono uno dei cuccioli, e lo uccisero.

Altri umani si riunirono, qualche giorno dopo, e urlarono

- le nutrie usciranno dal letto del fiume, e mangeranno tutto il nostro raccolto

Così, catturarono un altro cucciolo, ed uccisero anche quello.

Altri umani, riuniti in un terzo gruppo, dopo aver visto cosa erano stati in grado di fare i loro concittadini, presero coraggio, e dissero:

- le nutrie rimaste scaveranno così tante buche e così tanti tunnel, da far franare gli argini del fiume e le case lì vicino.

Così, catturarono il terzo cucciolo, per sopprimerlo.


   Prima della fine dell’estate, l’esemplare maschio di nutria capì che era tempo di emigrare, ma la femmina rimase nella sua tana, per tutta la vita.

E per tutta la vita fece l’unica cosa che aveva sempre fatto, cioè mangiare erba selvatica e radici, fare qualche bagno quando il fiume lo permetteva e nascondersi durante i mesi più rigidi; senza mordere bambini, senza mangiare i frutti delle colture lì vicino e senza distruggere l’argine del fiume, perché quella era casa sua.



Parole chiave del post:
#attorezen #storiezen #robertodizzia #compassione #animali #pregiudizi 

domenica 22 gennaio 2023

Post n.103_ Storie Zen di Roberto D'Izzia: "Le dipendenze"

In una città italiana, verso la fine degli anni settanta, fu aperta una scuola di filosofia Zen; l’uomo che l’aveva fondata veniva dal Giappone, dove per lungo tempo era stato diretto apprendista di un saggio, ed anziano maestro.
   Dopo molti anni di insegnamento, una sera decise di radunare gli allievi che lo seguivano da più tempo per discutere sulla società moderna; trascorsi alcuni momenti di meditazione condivisa, fece loro una domanda:

- Ditemi, in base alla vostra esperienza diretta, trovate che gli esseri umani siano realizzati nelle loro vite quotidiane? 
- Tranne alcuni casi particolarmente radiosi, no Maestro - risposero, quasi all’unisono gli allievi
- e per quale motivo?
Il più anziano del gruppo prese parola, e disse
- Maestro, tutti abbiamo le stesse capacità ma, forse coinvolti dalle dipendenze quotidiane, molti perdono lucidità di pensiero, e la luce dello spirito pare annebbiarsi. Credo che sia questo il motivo per cui in molti perdono la via della realizzazione

Il Maestro ascoltava in silenzio, come a voler attendere ulteriori spiegazioni ma, poiché nessuno aggiungeva ulteriori riflessioni, pose un’altra domanda al gruppo
- ditemi, dunque: qual è la dipendenza che più annebbia la chiarezza dello spirito, ed offusca la lucidità di pensiero dell’essere umano?

Gli allievi mormorarono sottovoce, si guardarono, poi, uno alla volta, cominciarono a rispondere con ferma convinzione e a voce alta
- la dipendenza dalla ricchezza e dal lusso, perché porta perfino alla disonestà e alla criminalità, basti vedere come si comportano i delinquenti o certi politici corrotti
- la dipendenza dalle droghe o dall’alcool, perché confonde la volontà sia mentalmente che fisicamente, distrugge legami affettivi e crea disagi sociali incalcolabili
- la dipendenza dalla pornografia, perché genera dispersione di energia vitale, e chiusura emotiva
- la dipendenza relazionale, perché non permette alle persone di vivere liberamente la propria esistenza, ma le vincola alla vita ed alle idee di altre persone, oppure le porta alla violenza e all’odio
- la dipendenza dai telefoni e dal computer, perché isola le persone e non permette loro di vivere una realtà concreta…

Mentre gli allievi continuavano a parlare, il Maestro rimaneva impassibile, quando ad un certo punto alzò una mano chiedendo di poter intervenire; gli allievi si zittirono.
- domani chiuderò definitivamente questa scuola, e desidero che il mio nome non venga scritto da nessuna parte, così da cancellare ogni ricordo di me. 
- perché? Come possiamo fare una cosa del genere? - chiese uno degli allievi, sconvolto da quella incredibile decisione
- perché ho capito che anche io non ho realizzato la mia vita. Dopo tanti anni trascorsi insieme, vi ho trasmesso fin troppo bene le pratiche della meditazione e dell’osservazione, eppure non sono riuscito a trasmettervi il valore della compassione.


Parole chiave del post: 
#attorezen #storiezen #robertodizzia #compassione #giappone