Ruga d’espressione fra le ciglia e chiuse di pelle sottilissime sulla mia vista, penso.
Ai freddi siderali e le distanze, al moto perpetuo, calmo ed infinito del tappeto spazio temporale; alla luce gioia di bimbi in festa liberi di correre, e di toccare tutti gli angoli della casa, al buio, denso come marmellata, come vischio, nero come la notte senza fantasia. Al silenzio, morbida ovatta fra una materia e l’altra. E che dire delle stelle, e dei pianeti amanti muti senza speranza alcuna, che le corteggiano, e le guardano, e da loro vita traggono e forza per girare? Oh, mostri che van divorando luce, e ferro e particelle d’energia, così grandi da far tremare i polsi navigano questo immenso mare, Pìcari feroci e furbeschi che saccheggiano, rapiscono, uccidono poi spariscono nel nulla. Infine, miseri, bagnaticci, putridi, stupidi, effimeri e minuscoli umani, vivono nella vita, alla vita e sulla vita di partito, mentono ed affermano spudoratamente, urlano, si colorano e sorridono, carezzano i bambini, usano i bambini e rompono il silenzio, rompono le proporzioni, violentano la realtà, giocano la realtà. Ruga d’espressione fra le ciglia e lento respirare. Lupo attento è orecchi tesi, così, nuove vibrazioni da lontano giungono; il tappeto spazio tempo si fa forte, freddi siderali e particelle, buio e luce, buchi ed esplosioni: l’odore degli umani è meno interessante.
Siamo sicuri che la giusta motivazione
per affrontare un laboratorio teatrale sia “cancellare” la timidezza? Soprattutto… siamo sicuri di essere timidi, o forse si tratta di abitudine ad
“hackerare” noi stessi?
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#teatro #stanislavskij #robertodizzia #energia #attoreteatrale #gaber #crescitapersonale
#consapevolezza #motivazione #mindfulness #timidezza #hackerarelamente
L’attore può
ricorrere all’uso di cliché per esprimere stati d’animo o rappresentare
determinati archetipi; Stanislavskij sperimentava un teatro più genuino,
totalmente sganciato dall’uso dei cliché.
Parole chiave del post: #attorezen #robertodizzia #cliché #stanislavskij #montagna #natura #esercizi #teatro #creatività #motivazione #mindfulness #cescitapersonale #quieora #creatività #improvvisazione
Data la
qualità dei miei contenuti, qualcuno mi ha già offerto un “lavoro” come
influencer, per 3 brand. L’entusiasmo si è spento pochi istanti
dopo, quando ho scoperto che, per procedere nella mia attività, avrei dovuto
COMPRARE i FOLLOWER per far crescere il mio profilo Instagram.
La risposta non è del tutto scontata,
perché credo che molti accettino…
Se vi chiedete come mai ho deciso di
raccogliere sette storie dell’orrore, nate nell’arco di un quarto di secolo, sappiate
che è tutto scritto nel libro, quindi non sarà adesso che anticiperò qualcosa; dovrete
acquistarlo QUI. Cominciamo con la versione e-book, ma presto arriverà nelle
librerie.
Leggetelo, e poi lasciate la vostra
recensione, sulla pagina dell’acquisto (QUI), oppure scrivendomi direttamente
con un commento a questo post. Se proprio morite – verbo quantomai azzeccato –
dalla voglia di scrivermi, potete anche farlo sul mio profilo IG o sul mio
profilo Facebook. Vi darei anche l’indirizzo di casa, ma so che poi qualcuno
finisce per prendermi in parola, quindi lasciamo stare…
Null’altro da aggiungere, per adesso.
Sono certo che vi divertirete, e soprattutto
che troverete un certo gusto gotico ottocentesco nei miei racconti.
Beh, miei cari, carissimi, ma proprio super splendidi lettori (tsè,, lasciamo perdere), è un momento pieno di energia, quello che sto vivendo, quindi posso darvi una notizia molto importante, forse la più importante di tutte: il LaborAttorio ritorna, ed è alla sua 5° edizione!
E' un'emozione molto intensa da gestire: dopo ben tre anni di stop forzato: riprendere ad insegnare - anzi, a creare - sarà impegnativo e fantastico, e non vedo l'ora di rimettermi in gioco nel ruolo di docente, perché ho molto, molto da trasmettere.
Sono anche cambiato, totalmente (in meglio, ovvio), e tutta la mia prorompente energia, accompagnata da una nuova calma e forza interiore, aiuteranno il nuovo gruppo a percorrere un percorso creativo e divertente allo stesso tempo.
Che altro dire?
Per ora, basta così, vi lascio con le locandine, su cui potete anche cliccare per aprire l'evento Facebook.
“Agire
e non recitare”… cosa vuol dire? È difficile rispondere in pochi secondi, è
tutta la vita del lavoro di Stanislavskij.
“Agire
e non recitare”, provo a fare un semplice esempio, in pochi secondi.
Il
tuo regista ti chiede di mandare un messaggio ad un amico - sei sul palco,
state facendo degli esercizi – un messaggio con un cellulare, con un
telefonino, un amico immaginario evidentemente.
Tu
scrivi, scrivi, scrivi… dopo un minuto il regista ti dice “STOP!”, e tu sei
soddisfatto, hai fatto la tua scena, ma il regista ti chiede di fargli vedere
il cellulare.
Tu
glie lo mostri, e sul cellulare non c’è scritto nulla, perché tu hai fatto
finta di scrivere.
A
quel punto il tuo regista ti chiederà di sapere… di rifare la scena, ma a quel
punto vuole sapere chi era il tuo amico, quanti anni aveva, da quanto tempo
siete amici, cosa volevi scrivergli, qual era il motivo per cui volevi
scrivergli.
Rifarai
la scena e gli manderai un vero messaggio, e mentre gli manderai (scriverai) un
vero messaggio in scena, lungo, significativo, che avrà un senso, in quel
momento tu dirai qualcosa di vero.
Farai
qualcosa di vero!
Il
regista dirà “STOP!” e neanche te ne sarai accorto, sarà passato un determinato
numero di secondi.
Tu
avrai agito e non recitato.
Ciao
a tutti.
Parole chiave del post: #attorezen #robertodizzia #stanislavskij #agireenonrecitare #teatrodalvivo #attore #teatro #improvvisazione
“La storia del vecchio guardiano scomparso
era, di per sé, pittoresca ed alquanto curiosa: la paga era molto elevata, e
non si capisce come mai lasciò tutto senza neanche pretendere l’ultima
mensilità.
Sparì,
e basta. Questo
mistero, ovviamente, alimentò la fantasia e la superstizione degli ingenui
abitanti di C.”
Siete
curiosi di sapere perché i guardiani del Cimitero di C. spariscono senza dare
spiegazioni? Lo
scoprirete quando usciranno i miei racconti dell’orrore, finalmente in fase di
correzione…
per l'immagine, rieaborata da me, si ringrazia: Malsawm Tunglut da Pixabay
Quante
volte vi sarà capitato, durante uno spettacolo teatrale, da spettatori, di
vedere chi era sul palco commettere un errore e, magari, interrompersi e dire
“ops scusate” oppure fare una piccola risatina o, peggio ancora, correggere il
compagno di scena.
In quel
momento è accaduta una cosa: si è ‘spezzata la magia’.
L’energia
che c’era, che scorreva sul palco, e che fluiva dal palco al pubblico e dal
pubblico al palco si è interrotta.
Questo è
accaduto perché tra voi (spettatori) e il palco era nato un legame, voi
credevate a quello che stava raccontando chiunque c’era sul palco, e chi c’era
sul palco raccontava con amore quella storia.
(agli
attori) Quindi, se per caso, vi dovesse capitare di commettere un errore –
perché ognuno di noi commette errori, è normale, tanto più se stiamo
affrontando una messa in scena dura, lunga, difficile, impegnativa. O, magari,
anche semplicemente un concerto, in radio siamo in una diretta radio) – se vi
capita un errore... perché interrompersi? Per quale motivo dire al pubblico
“scusate”, oppure peggio ancora interrompere un collega o chi è un amico che
è con noi vicino?
Andate
avanti! Perché chi ci sta guardando, o chi ci sta ascoltando, crede in noi,
crede in quello che stiamo facendo, e in quel momento noi lo abbiamo
trasportato in un altro mondo.
Ciao a tutti
Parole chiave del post: #attorezen #robertodizzia #errorisulpalco #teatro #theshowmustgoon #followme #energia
Sono alle sette del mattino a fare Yoga e esercizi, molto
importante per chi vuole fare qualsiasi attività fisica, e voglio dedicare
questi pochissimi secondi, questo piccolo minuto – forse un po’ più di un
minuto – a chi vuole fare uno spettacolo teatrale, una qualsiasi apparizione in
pubblico, chi vuole leggere qualcosa, chi vuole interpretare qualcosa in
pubblico, chi si sta preparando per fare questo…
È molto importante che voi crediate in quello che state per
dire; è molto importante credere, più che alla forma che si vuole… che si vuole
dare, più che al significante che si vuole dare, ma al contenuto.
Se voi vi preparate per un mese, per un mese e mezzo, due
settimane, sei mesi, per tutto il giorno, da quando vi svegliate a quando
andate a letto, mi raccomando: pensate sempre a cosa state per dire a quelle
persone che vi ascolteranno, perché il significato, il messaggio che darete in
quello spettacolo è l’unica cosa che veramente conta.
Interiorizzare quello che dovete dire, quello che dovete
fare, il senso dello spettacolo che avete deciso di fare – perché avrà un senso?
Altrimenti non avreste deciso di fare… di farlo! – il senso è molto, molto
importante.
Vedrete che quella sera, quel giorno, quella mattina, quella
notte in cui vi esibirete tutto fluirà molto più facilmente se voi penserete
tutti i giorni, sempre, con un unico obiettivo, concentrerete la vostra
energia, nel messaggio di quello spettacolo.
Cavallette, siccità, pandemie, guerre... Senel2012anche voi prendevate per il culo i Mayaper la fine del mondoche non è avvenuta, sappiate chel'addettoall'interpretazionedel calendario quella seraha usato un traduttore Google.
Verbi masticando vado digerendo
pensieri; panchina come scoglio d’appoggio, fermo così ansimo di calura. Tritone quasi
spiaggiato e senza più l’oriente, cerco acqua e cerco aria, nell’acqua affogo e soffoco nell’aria, non più pesce, e non più umano, destinato a saltar di scoglio in scoglio se lo scoglio è la
mia stessa mente. D’Izzia Roberto (08/07/2021, ore 16.57)
Brano musicale: Com’è profondo il mare, Lucio Dalla
Parole chiave del post: #poeta #RobertoDIzziascrittore #followme #poetiemergenti #lepoesiepiupiccoledelmondo #scrittura #poetiitaliani #LucioDalla
S’affaccia
furtivo, il guerriero Sioux, e con la mano a ripararsi da un
timido sole osserva, silenzioso osserva il divenir
del giorno ad est, e mandria di bisonti impazziti verso il nulla andare. Ecco, sta pensando, quelle son le mie future sfide, e nel mentre cento dardi estrae dalla sua faretra; non c’è bestia che mi fermi, quando stringo fra le mani le mie cento vite. E poi, un pietoso sguardo verso
l’ovest, punto cardinale del ricordo. E colori come odori, gusti come suoni, pallidi riflessi che ingannano i
miei occhi, e pretendono d’esser vivi. Fichi d’india e calure estive, sale grosso, e sale fino, infiniti istanti silenziosi in
due. Ecco, sta pensando mentre posa i dardi son le anime danzanti dei
bisonti uccisi, che mi fanno compagnia. Poi, prende l’arco sorridendo e si volta nuovamente verso est.
D’Izzia
Roberto (13/05/2009)
Brano musicale: Dances With Wolves - Ultimate Soundtrack
Suite
Miei cari bimbi sperduti
nella penisola che non c’è, come state?
Avete fatto in tempo a farvi l’ultima doccia decente
della vostra vita, oppure anche da voi hanno chiuso i rubinetti mentre vi
sciacquavate le parti intime, e il sapone rimasto vi ha procurato un Rash
Cutaneo grande come una pizza, che neanche le creme all’Aloe Vera da 300 €
riescono a risanare?
Bella immagine, eh?
- Ma porca puttana, l’acqua!
Datemi l’acqua, aprite questo cazzo di rubinetto!
- Ehm, cara, ti ricordi? È
l’ordinanza del Sindaco, sai, per l’ambiente?
- Ma si fotta l’ambiente di
merda, mi devo sciacquare subito in mezzo alle gambe, sennò il docciaschiuma
alle mandorle prende fuoco!
Molto, molto romantico.
È incredibile come il tam tam mediatico abbia messo
tutti in allarme rosso, pare che stiamo per essere travolti dalle sabbie
cocenti del Sahara.
Decisamente suggestivo, e chi sono io per non
crederci?
Leggo i social, ed è incredibile come si siano tutti
trasformati in ambientalisti sfegatati.
Solo 11 anni fa, per il Referendum Abrogativo sulla
gestione dei servizi pubblici (compresa l’erogazione dell’acqua) da parte di
privati, la gente per strada non voleva neanche fermarsi a parlare mentre
facevo attivismo e distribuivo volantini – io, assieme a tanti altri -, perché
dell’acqua non importava un cazzo a nessuno. Difensori dell'acqua.
Tutti in cortile a lavarsi la macchina con la canna
aperta puntata verso il nulla per due ore intere, forse per un infantile
bisogno di vedere l’effetto arcobaleno prodotto dagli spruzzi nel cielo.
Uhh guardaaaaaa… il verdeeeeee… il bluuuuuuu… Il
rossooooo…
Gente che per farsi la doccia apre il rubinetto, e lo
lascia aperto, così, a caso, per minuti e minuti, senza il minimo bisogno,
mentre gioca con la schiuma della spugna per fare i disegnini sull’ombelico, e
pensa alla propria vita, l’intera vita, prima di decidersi a sciacquarsi via
quella merda di agenti schiumogeni.
Gente che per cucinare 50 grammi di stelline di grano
duro riempie il pentolone da hotel, forse per paura che i chicchi ci incontrino
fra loro bollendo, e rimangano duri per lo spavento, che cazzo ne so?!
Amanti della natura, che innaffiano le piante aprendo
l’acqua mezz’ora prima di usarla e la puntano le canne in cortile o in un
giardinetto esterno, poi bagnano quelle due o tre begonie terrorizzate
dall’inondazione, infine tornano ad annaffiare il cortile per un’altra mezz’ora,
guardando ipnotizzati i Reel su Facebook.
Sindaci che ordinano improvvisamente un risparmio di
risorse idriche ed energetiche, e che per anni hanno permesso giochi di luce ed
acqua in piazza, per osannare le loro manifestazioni di merda, facendo finta
che la Terra abbia bisogno di aiuto a partire da OGGI.
Perché oggi?
Oggi lo dice Draghi.
L’incredibile presidente del Consiglio che piace ai
politici di destra e di sinistra.
Piace, perché li mette di fronte alla loro inezia
intellettuale: l’unico modo per urlare “Aò, ma che cazzo stai addì?” è
argomentare altre idee, ma bisogna avere delle idee.
Quando qualcuno argomenta contro di lui, avete visto?
Mamma mia come fa brutto. Parla subito di attentato alla
Repubblica.
Scusate l’Excursus Draconis, torniamo all’acqua.
Altro suggestivo suggerimento degli esperti, è che fra
un’ottantina d’anni l’Italia verrà in parte sommersa dal Mediterraneo (Leggi l’articolo QUI) quindi, probabilmente i nostri figli e i nostri
nipoti non avranno problemi di doccia, perché a loro sbucheranno direttamente
le branchie, e si laveranno nel modo più naturale possibile, e cioè sfregandosi
le scaglie fra gli scogli e usando spugne vive insaporite con alghe
medicamentose.
Quindi, vi chiederete voi, a cosa voglio arrivare?
Dato che il risparmio dell’acqua è stato deliberato dagli amministratori, ed è spiegato
dall’informazione di stato, allora non va bene e bisogna sprecare l’acqua?
Nulla di più errato.
Risparmiare acqua, gas ed energia elettrica è una
delle poche intelligenti che ci restano da fare, a parte smettere di essere
influenzati da idioti analfabeti che hanno trent’anni in meno di noi e che di
vita non sanno nulla, il fatto è che mi spaventa l’informazione di potere
falsata, immediata, veloce e ridondante che si fiuta da un chilometro, e che si
riconosce benissimo rispetto alla cronaca pura.
È facile, sapete, capire quando una notizia cala
dall’alto, perché magicamente prende il primo posto nelle pagine dei giornali,
i primi minuti nelle pagine dei telegiornali, e nei social rimbalza come la
Palla Pazza.
Ve la ricordate la Palla Pazza? Quella di gomma
durissima, generalmente blu scuro, che si lanciava con tutte le forze verso in
pavimento del soggiorno e quella rimbalzava ovunque, rompendo lampadari,
bicchieri, vasi e cimeli preziosissimi, per la gioia delle nostre madri?
Esatto, proprio a quella sto pensando.
Improvvisamente, i giornalisti che generalmente ignorano
le guerre nel mondo e i disastri ecologici che si consumano da decenni, si
accorgono candidamente che in Italia manca l’acqua, e se ne accorgono tutti
insieme, non appena ne parla Draco Imperator o qualche servus imperatoris.
Questo mi fa incazzare, e non lo accetto, perché le
notizie non vengono mai accompagnate dai numeri, e quando cerchi i numeri per
conto tuo - non da siti di cospiratori terrapiattisti o rettiliani, ma dai vari
servizi meteo - scopri che non stiamo esattamente per dissolverci nella sabbia
rossa, almeno non nei prossimi weekend.
Purtroppo,
però, la Palla Pazza ormai è stata lanciata, e nessuno è capace di fermarla,
perché lei si alimenta di energia cinetica rimbalzante, ogni volta che qualcuno
la prende in mano e la rilancia ancora più forte, ripetendo la stessa frase che
aveva accompagnato il primo lancio, oppure aggiungendo qualche dettaglio a
fantasia.
Non so se vale la pena
cercare di fermarla, oppure mettere semplicemente al riparo i propri piatti e
lampadari, almeno quelli più cari, ‘chè tanto contro gli influenzatori di stato,
e per gli influenzati popolani, non c’è niente da fare.
Miei cari bimbi sperduti nella penisola che purtroppo c'è,
come state?
Avete
comprato il contagocce per consumare con parsimonia le vostre risorse d’acqua,
in vista della prossima guerra post atomica in stile MadMax?
No,
scusate, faccio subito marcia indietro, questo è un post che nasce dal cuore
come tutti gli altri, ma non si trasformerà in satira pungente o qualcosa del
genere; ho preso la tastiera in mano per trasformare lacrime in parole, perché
in questi giorni sento la mancanza di una persona che - a sua insaputa,
ovviamente – è stata punto di riferimento molto importante nella mia vita.
Non ci
crederete, ma questo è un post dolce e tremendamente sentimentale.
(ma smettila!)
Ho già
scritto di lui, il giorno in cui è morto, nel vecchio blog (leggi il post Caro amico, ti scrivo) e non sto a ripetere il perché mi ha influenzato dall’infanzia, tantomeno a
ripescare dalla memoria ricordi falsati da anni di vita psichedelica e fuori
controllo.
Ognuno di
noi mitizza il periodo d’infanzia, ci si attacca come un mitile, fino a
diventare esso stesso una cozza attaccata furiosamente al palo sommerso della
propria emotività arcaica, ed è per questo motivo che spesso i ricordi si
confondono con le fantasie, quelle passate e quelle presenti.
Piuttosto,
ho voglia di scrivere l’emozione che mi dà ascoltare la sua
capacità creativa, davvero sorprendente se si pensa che non studiò al
conservatorio, e che ogni volta mi lascia basito.
Certo, non
tutte le ciambelle vengono col buco, e non essendo io un feticista, evito di
spararvi cazzate del tipo “ah, tutte le sue canzoni sono capolavori”; non è
vero, trovo che alcuni brani di Lucio siano davvero inascoltabili, così come lo
sono alcuni brani di Vasco, e altri di Rino Gaetano o Giorgio Gaber – così vi ho citato i miei
artisti di riferimento, e potete tirarmi dietro le vostre inutili pietre.
Scrivere
una canzone è un atto creativo davvero complesso.
Mh, sorrido,
miei sbandati lettori, perché un istante dopo aver scritto le suddette, apro il
dizionario Treccani, e alla parola Follìa trovo la spiegazione “[…]In senso
concr., atto da pazzo, cioè temerario o imprudente, […]: fare, commettere delle
f.; ritengo una f. mettersi in mare con quest’uragano; e di cose che si
ritengono irrealizzabili, impossibili[…]”.
Beh, penso
a Lucio Dalla che dirige l’orchestra di Sanremo, o crea un programma in prima
serata su Raiuno con Sabrina Ferilli e lo intitola La bella e la Besthia (con
l’acca), che produce un vino in Sicilia chiamato Lo stronzetto dell’Etna (appellativo
ricevuto da Carmelo Bene dopo una sbornia), lo rivedo che si presenta ad un
evento indossando un’enorme testa da cavallo di gomma, oppure che gira per
strada – come racconta la zia di un mio amico – in accappatoio di primo mattino.
Ecco che
improvvisamente la parola follia perde la sua accezione negativa e fastidiosa,
ed improvvisamente diviene ingrediente necessario per la miscela segreta di
tanta virtù musicale, l’unica spiegazione possibile per le capacità autoriali,
ma anche strumentali, del piccolo grande compositore.
Potreste obiettarmi
che la storia è piena di geni musicali, ed io vi contro-ribatto che non me ne
frega un cazzo, che è banale confrontare tanti artisti diversi, e soprattutto
questo è un post su Lucio Dalla, non la lista della spesa.
Ascoltare i
primi ventisei secondi di Com’è profondo il marevuol
dire essere trasportati improvvisamente in una dimensione parallela, una messa
in scena lattiginosa sospesa nell’aria in cui si svolge la tragedia in atto
unico della società moderna, e Lucio lo sapeva, per questo giocava molto con la
sua teatralità, anzi, Lucio era teatro-canzone.
Questo mi sconvolge.
Com’è possibile che io rimanga così colpito da un brano che ho sentito e
risentito centinaia, migliaia di volte nella mia vita?
Com’è
possibile che nel cantare la prima strofa della già citata L’anno che verrà l’emozione
mi soffochi la gola, e non riesca a tirare fuori una parola?
Se mi
trovassi ancora davanti a Lucio, questa volta forse gli parlerei da uomo adulto,
o rifarei la stessa cosa stupida che ho fatto tanti anni fa stringendogli la
mano, e cioè starei zitto: l’emozione è nostra nemica.
Gli direi,
forse, caro Lucio Dalla, il mare del pensiero è davvero profondo sai?
La luna è
sempre la stessa puttana che si prende gioco di noi, di tanto in tanto, le
stelle sono là, a ricordarci che siamo solo polvere, i cani abbaiano in
lontananza, gli amici innamorati fra loro sulle panchine di Rimini non si
vedono più perché i tempi cambiano.
Siamo
ancora fra le tenaglie di Russi e Americani, ma tutto è confuso, tutto diventa banale,
tutti sono lupi.
Fra vent’anni
chi lo sa, forse i telefoni non ci saranno neanche più, non ci toccheremo più, e
probabilmente la moda del momento sarà mettersi lo stronzo nella fronte, ma
nessuno si ricorderà il perché. Sì, molto poetica
come idea, ma è una cazzata patetica da blog; quando incontri uno non puoi
dirgli tutte queste cose.
E allora,
se incontrassi Lucio Dalla, gli direi: ma sai che dove abito adesso è pieno di
rondini, tutte le sere le sento cantare e penso a te?
La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso di revocare la sentenza del 1973 sul caso roe v. Wade, cancellando il diritto costituzionale di abortire.
Ora gli stati saranno liberi di decidere in autonomia.
Applausi fra i maschi texani che avevano sempre desiderato diventare padri e nonni, contemporaneamente.
Parole chiave del post: #aborto #usa #texas #RoeVsWade #usa Immagine tratta da: https://www.google.it/amp/s/www.open.online/2021/10/07/usa-stop-legge-aborto-texas/amp/
Jennifer
Lopez, sul palco del L.A.D.F. Blue Diamond Gala ha presentato sua figlia Emme
con i pronomi neutri “They” e “Them”, in rispetto alla sua autodeterminazione
non-binary.
Quando ha detto “Dai,
Lopez, cominciamo a cantare”, 23 mila ispanici hanno lasciato le poltrone e si
sono lanciati verso i microfoni.
Purtroppo sono stati
bloccati dalla sicurezza. Chiarito il
malinteso, i conterranei della brava JLO sono tornati delusi alle loro sedie.
Subito dopo, la diva della
Dance Elettronica, parlando della figlia al plurale per via del pronome non
binario, ha detto “L'ultima volta che ci siamo esibiti insieme è stato in un
grande stadio come questo e (da allora n.d.a.) chiedo loro di cantare sempre
con me, ma non lo faranno. Quindi questa è un'occasione molto speciale. Sono
molto, molto occupati. Prenotati. E costosi.”
Solo in quel momento il pubblico ha capito perché per il
biglietto della serata hanno speso dai 44 ai 1.250 dollari: Emme s’è portata
50 amici sul palco.
Parole chiave del post: #Jenniferlopez #Emmelopez #nogender #nonbinary #xpensivedivas #LADFGala #ricchi #simpaticicomeapenelcasco